Dpcm e lockdown, Conte indagato.

Con l’ordinanza depositata il 27 dicembre 2021, il Gip del Tribunale di Reggio Emilia ha respinto la richiesta di archiviazione del PM della denuncia presentata da un cittadino per i reati di cui agli artt. 605 (sequestro di persona), 287 (usurpazione del potere politico), 323 (abuso d’ufficio) c.p. contro l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accusato di una illegittima coercizione della libertà personale dei cittadini attraverso il reiterato strumento dei DPCM durante il periodo del lockdown.

Il GIP, nel respingere la richiesta di archiviazione limitatamente alla fattispecie del sequestro di persona, ha rimarcato la perdurante esistenza dei principi di riserva assoluta di legge e di riserva giurisdizione cui è soggetta la libertà personale del cittadino alla luce dell’art. 13 della Carta fondamentale, e ciò a differenza di altre misure assunte per il contrasto alla pandemia in pregiudizio di diritti costituzionali (art. 16 in relazione alla libertà di circolazione; art. 23 Cost. in relazione all’obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale; art. 41 in relazione alle limitazioni alle attività economiche private; art. 32 in relazione all’obbligo vaccinale).

Il Giudice si è limitato ad una generica contestazione di infondatezza delle due fattispecie nonostante, ad avviso di chi scrive, il reato di usurpazione del potere politico così come l’abuso d’ufficio risulterebbero integrati, eccome.

L’esercizio del potere politico usurpato dal Governo ha consentito di esercitare la funzione legislativa e produrre un profluvio di provvedimenti ove il “più alto in grado” era (ed è) il decreto legge, al di sotto del quale si è collocata la variopinta produzione di natura amministrativa (d.p.c.m., d.c.m.; d.m.; regolamenti; circolari; chiarimenti; protocolli; linee guide e addirittura faq) che hanno, di fatto, sovvertito l’ordinamento democratico, l’ordine costituzionale, la gerarchia delle fonti ed il rispetto dei diritti della persona umana.

L’ex premier, così come il Presidente del Consiglio in carica e i Ministri coinvolti, si sono resi responsabili di gravi delitti contro la personalità dello Stato commessi attraverso l’utilizzo indebito – “sotto la propria responsabilità” ai sensi dell’art. 77 Cost. – del potere politico spettante al Parlamento e con l’approvazione, da ultimo, dei Decreti Legge n. 105 e 172 con i quali è stato illegalmente prorogato lo stato di emergenza adottato dal Consiglio dei Ministri con decreto del 31 gennaio 2020 e terminato per legge in data 31 luglio 2021 ai sensi e per gli effetti dell’art. 24 del D.lgs. n.1 del 2 gennaio 2018 (codice della protezione civile).

Moltissimi sono gli illeciti configurabili, tutti riconducibili al paradigma delle condotte eversive dell’ordine costituzione di cui all’art. 270sexies c.p. e sussumibili in vari delitti che offendono sia la personalità dello stato (art. 270 bis c.p. per le associazione eversive; art. 304 c.p. per la cospirazione politica mediante accordo; art. 282 c.p. per l’attentato contro la Costituzione dello Stato o per l’art. 289 per l’attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali”, l’art. 280 per l’attentato per finalità il eversione), sia la pubblica amministrazione (art. 317 c.p. per la concussione; 318 c.p. per l’asservimento della funzione agli interessi di privati; art. 319 c.p. per la corruzione propria; art. 323 c.p. abuso d’ufficio).

Per tali ipotesi di delitto è stata sporta denuncia dal Codacons a ministero dell’Avv. Angelo Di Lorenzo, presidente di ALI, e rimaniamo in attesa delle valutazioni degli inquirenti.

Il dolo è bello perchè è vario.

Avv. Denise Serena Albano – AVVOCATI LIBERI

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