Biden a rischio. Il piano dei Dem per favorire Kamala Harris

Biden a rischio

Guai in vista per Joe Biden. Il 46º Presidente degli Stati Uniti d’America sta perdendo consensi non solo fra gli americani, ma fra gli stessi Democratici.

A poco più di un mese dal giuramento del 20 febbraio, il nuovo presidente non riesce a mantenere il consenso che ha avuto durante le elezioni, forse anche a causa delle sue rare e titubanti apparizioni.

La settimana scorsa, nel bel mezzo di un discorso televisivo, dopo aver masticato alcuni luoghi comuni e mentre recitava una serie di nomi, si è bloccato chiedendosi davanti a telecamere e a microfoni: “Cosa ci faccio qui?”.

Questo lunedì, in una situazione simile, non riusciva nemmeno a ricordare il nome del centro della difesa americana, il Pentagono, né quello del suo ministro della difesa, che si trovava a tre metri da lui in attesa di parlare.

Non è una novità o una sorpresa. La cosa più sorprendente della sua campagna elettorale presidenziale è che non c’è stata praticamente nessuna campagna. Passava la maggior parte del tempo a nascondersi, gli eventi erano distanziati, duravano poco tempo, avevano un pubblico molto piccolo che contrastava fortemente con le masse urlanti che il suo rivale, Donald Trump, convocava.

Ulteriori voci annunciano che probabilmente farà il suo prossimo discorso pubblico con un ologramma, precisando che si userà questa modalità a causa del Covid-19.

Biden eletto per nascondere i veri piani dei Democratici?

E’ lecito quindi domandarsi come come mai sia stato scelto un candidato visibilmente incapace per opporsi a Trump.

Una delle ragioni è che proprio questa incapacità, lungi dal sembrare un ostacolo ai suoi “gestori”, rappresenta un enorme vantaggio.

I Dem ora hanno un presidente docile alle loro “raccomandazioni”, obbligato a farsi guidare e che sostiene in ogni momento ciò che la macchina del partito decide.

E, punto fondamentale, qualcuno che, al momento opportuno, potrebbe essere rimosso senza problemi a causa della sua delicata salute.

I media mainstream hanno collaborato all’unanimità, come ci si aspettava da loro. In primo luogo, fingendo di non vedere nulla di insolito in un comportamento che era ovvio per chiunque avesse occhi o orecchie.

Ma anche gli stessi democratici non si sono preoccupati molto di dissimulare. La vicepresidente Kamala Harris è stata apertamente definita durante la campagna come la “futura prima presidente degli Stati Uniti“, venendo persino presentata a un raduno proprio con queste parole.

Lo stesso Biden, in un’intervista congiunta, scherzò sul fatto che se lui e la Harris non fossero mai stati d’accordo su qualche punto, avrebbe finto una malattia e si sarebbe ritirato.

Allora perché non candidare direttamente Harris alla presidenza? Semplice: perché è universalmente odiata dalla classe dirigente. Si è ritirata dalle primarie democratiche dopo aver ottenuto l’appoggio del 3% degli elettori.

L’ombra del 25º emendamento incombe su Biden

A confermare questa ipotesi, in data 8 marzo l’ex consigliere di Bill Clinton, Dick Morris, ha previsto che i democratici invocheranno il 25° emendamento su Joe Biden.

Il 25° emendamento prevede che se un presidente diventa incapace di svolgere il suo lavoro, allora il vice presidente prende il comando con l’approvazione del gabinetto presidenziale.

I commenti di Morris arrivano dopo che 30 democratici hanno scritto una lettera a Biden, chiedendogli di cedere l’autorità esclusiva sui codici nucleari della nazione.

Questo per far sì che un attacco non possa essere lanciato senza consultarsi con il suo Gabinetto o con i leader del Congresso, qualcosa che a nessun presidente è stato chiesto di fare in 76 anni da quando abbiamo la bomba“, ha detto Morris. “Penso che i Democratici abbiano intenzione di muoversi per spodestare Biden“.

L’ex consigliere ha anche affermato che i Democratici hanno una mancanza di fiducia in Biden e nel suo processo decisionale.

Inoltre, la popolarità del nuovo presidente non è assolutamente paragonabile con quella dei suoi predecessori: basta andare sul canale YouTube della “White House” per rendersene conto.

Pochissime le visualizzazioni dei video e i dislike superano ampiamente i like. A questo punto in chiunque sorge il dubbio che Joe Biden sia stato il candidato alla presidenza più votato da sempre. Più di Obama e Trump.

Un ulteriore motivo per il passaggio di testimone a quella che diventerebbe la prima donna Presidente degli USA. Ma se non era apprezzata prima dalla classe dirigente, lo sarà in seguito?

L’ombra oscura del piano dei Democratici USA si fa via via più chiara.

Fonti

https://gaceta.es/actualidad/biden-se-olvida-literalmente-del-pentagono-y-de-su-ministro-de-defensa-20210309-1427/

https://www.oann.com/former-bill-clinton-adviser-says-democrats-moving-to-oust-biden/

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