Che succede a Shangai?

Ieri abbiamo avuto una riunione per parlare di internazionalizzazione, la guerra era chiaramente presente anche nella nostra discussione.

Restiamo comunque ottimisti, si va avanti ma già ieri si parlava, proprio grazie alla parte che in riunione si occupa di internazionalizzazione, di Shangai

Si comincia a parlare di “lockdown” per Shangai, ancora una volta si parla di quell’orribile misura coercitiva.

Stamattina la borsa di Shangai segna -2,67%, quella di Hong Kong addirittura -3,98%.

Da il Corriere della Sera:

Ore 6.40 – Borsa di Shangai in forte calo per Covid e Ucraina
La Borsa di Shangai apre in forte calo. È la conseguenza del forte aumento dei casi di Coronavirus, che ha minato le prospettive per la seconda economia più grande del mondo, oltre al fatto che la Banca Centrale cinese si trova già in difficoltà. Anche la crisi in Ucraina ha continuato a pesare sul sentiment dei mercati, ravvivando le preoccupazioni. L’indice CSI300 è sceso dell’1,8% alla fine del sessione mattutina, mentre lo Shanghai Composite Index ha perso 2,2%. L’indice Hang Seng ha invece perso il 3%“.

Alcune persone che lavorano lì fanno sapere che ci si sposta con i trolley che contengono il necessario per due settimane, i voli aerei da e per la città sono sospesi, che cosa succede?

Badate bene che il “trolley” ha un senso, se ti bloccano al lavoro o al supermercato ― perché è esattamente questo che potrebbe accadere ― la mutanda di ricambio serve.

Inoltre, c’è da chiedersi cosa succederebbe, dal punto di vista economico, se chiudessero Shangai, sempre sperando che in questo malaugurato caso sia solo quella città a chiudere.

Il suo porto è il primo porto merci mondiale dal 2010, da quando dodici anni fa ha superato quello di Singapore.

Lo Shànghǎi Gǎng è il porto fluviale più grande del mondo oltre che il più importante della Cina, ed è gestito dal Gruppo Shanghai International Port.

Ma parliamo di ben più che il solo scalo più trafficato al mondo a rischio, l’area attenzionata comprende anche il IV porto del mondo, quello di Shenzhen, e quello di Hong Kong, al numero 8 del ranking.

Le filiere globali, ormai totalmente interdipendenti fra loro, e già messe duramente alla prova negli ultimi anni con la pandemia ― e oggi con la guerra che fa guardare in cagnesco la Russia e la NATO ― sono capaci di sopportare un tale blocco delle merci?

Molti porti sono gestiti da tempo da complesse strutture di blockchain, fra i primi ad usarle ci furono proprio quelli di Hong Kong e di Singapore, ma tutta la logistica globale attuale somiglia ad un gigantesco Tetris, un gioco esponenziale di incastro fra spazi e tempi, una questa perfezione avrà un ulteriore, enorme, complicazione.

Aspettiamo quindi gli eventi, e cerchiamo di capire se questo allarme pandemico è sopravvalutato ― come ritengo sia quello con cui conviviamo malamente da due anni ― o meno.

Nel mentre: preparate i trolley.

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