Corpi connessi da menti annichilite

Viviamo il paradosso che i nostri corpi, ormai smaterializzati nei luoghi e nel tempo, restano costantemente connessi, al punto di diventare essi stessi mezzi di pagamento o qualsiasi altra cosa si possa gestire informaticamente.

Quello che si chiama, col solito anglicismo, IoB (Internet of Bodies), il sogno bagnato delle elites transumaniste di avere tutti gli uomini collegati a un mainframe, sogno che rende necessaria una infrastruttura capillare ed efficiente, come potrebbe essere, e del tutto casualmente, la rete 5G.

L’aspirazione massima del “main switch owner” è il controllo assoluto della moltitudine, un controllo impossibile anche solo qualche decennio fa.

Nel profondo delle cose non c’è grande cambiamento fra l’identificarsi biometricamente per compiere una qualsiasi operazione, da quelle attualmente richieste per le operazioni bancarie o per quelle espressioni della volontà degli individui ― oramai quasi esclusivamente formali ― che richiedono una identificazione come può essere quella effettuata tramite Spid e/o smartphone o addirittura con più mezzi ridondanti per garantire la “sicurezza“.

Già, in effetti questo non sembra un grande cambiamento, e questo significa solo una cosa:

il cambiamento è enorme

Quello che accade somiglia moltissimo al tentativo esperito con la App immuni di due anni fa, quando il QR code doveva diventare l’elemento capace di darci accesso, o peggio ancora di negarci, i nostri diritti inalienabili per ordine del solito governo abusivo e usurpatore.

La valutazione da fare allora fu tutto sommato identica ― sotto un brano del pezzo del 03/06/20 con relativo hyperlink all’originale ― insomma perché scandalizzarsi di una profilazione che, de facto, era già nella normalità delle nostre vite?

La realtà è che “ immuni ” non serve a questo, perché questo monitoraggio esiste da quando gli smartphone sono diventati una nostra protesi necessaria, sanno tutto di noi da allora, ogni singola, insignificante cosa, e procedono sempre più in profondità.
Il cambio di paradigma è però cruciale, legittimare questa cosa legittima a sua volta provvedimenti assunti in base alle informazioni raccolte ― stavolta in modo palese.

Ribadisco allora, e lo faccio in coerenza con quella precedente analisi, che stiamo legittimando lo slittamento esiziale delle nostre vite in una commistione con un mainframe globale che le esautora progressivamente svilendole rispetto a come varrebbe la pena viverle.

I confini hanno sempre un fascino bizzarro, se manca la garritta del doganiere i centimetri prima e dopo il confine non sembrano essere differenti, la linea a terra devi disegnarla, prima ancora concepirla, devi comprenderla.

E tu, la vedi la linea?

Stiamo passando dall’usare cose che ti identificano ad essere identificati come cose.

La difficoltà nell’individuare questo cambio di paradigma è massima, il processo è portato avanti per lunghissimi periodi e in maniera incostante e i confini, già di difficile individuazione, diventano impalpabili, inafferrabili, sembrano fatti “d’aria e luce”.

Vicini, CSI: “C’è modo e luogo di scoprire che il confine è d’aria e luce”

«La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sognerano mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù»

Aldous Huxley
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