Dopo aver rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella, il premier Mario Draghi nella giornata di ieri 20 luglio informa il parlamento dell’accaduto.

In serata Draghi ottiene la fiducia al Senato con 95 voti e con il M5S, Lega e Forza Italia che si astengono dalla votazione.

E l’ufficialità delle dimissioni arriva questa mattina, quando Mario Draghi sale al colle lasciando a Mattarella il compito di delineare gli scenari futuri.

La strada più probabile, diversamente da quanto accade dall’ormai lontanissimo Conte-bis, è quella dello scioglimento delle Camere per indire elezioni anticipate,
lasciando così i partiti liberi, dopo due anni di consensi forzati, di capitalizzare, soprattutto a destra, il margine di vantaggio che potrebbero avere acquisito.
Se questa fosse l’evenienza, rimarrebbero tuttavia non poche perplessità sui reali motivi di tale scelta, in netto contrasto con la linea intrapresa dal Presidente della Repubblica in contesti socialmente e politicamente meno delicati di quello che stiamo attraversando oggi.

In questo quadro fin troppo prevedibile, riuscirà il gruppo eterogeneo della vera opposizione, nato spontaneamente in questi due anni di cessazione dei più basilari diritti costituzionali, ad organizzarsi per far fronte al totalitarismo che si va profilando all’orizzonte?

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