Dario Musso – Il mio canto libero

E’ un sabato sera di pioggia e forte vento e le finestre di casa tremano ad ogni tuono. Sono sul divano ad aspettare la chiamata di Dario Musso, un appuntamento che aspettavo da tempo. Conosco la storia di Dario dal giorno in cui in rete girava il video in cui due carabinieri e tre uomini in camice bianco braccavano un ragazzone alto buttandolo a terra per sedarlo, Dario Musso appunto. Il tutto avvenne in pieno giorno, nel centro di Ravanusa, paese della Sicilia agrigentina, sotto gli occhi spaventati della gente chiusa in casa per il lockdown. Un Tso arbitrario messo in atto senza alcuna perizia psichiatrica, prassi imprescindibile nell’attuazione di un Tso e questo perchè Dario, nei giorni precedenti al fatto, percorreva le strade del paese e con un megafono dichiarava l’inesistenza della pandemia.
Un atto deliberato di un ragazzo che sentiva di mettere in guardia i suoi concittadini attraverso una serie di manifestazioni del genere.
Avrebbe forse meritato una multa e invece si è beccato un Tso di sette giorni in clinica psichiatrica, uscitone solo per la tenacia e l’amore del fratello, l’avvocato Massimiliano Musso. Accadimento alquanto emblematico nell’epoca delle mascherine obbligatorie e del tanto sponsorizzato vaccino che, a detta di Conte, non sarà obbligatorio almeno finché si riuscirà a contenere la curva dei contagi. Un’ipotesi che tradisce un’intenzione mal celata e tutto sommato prevedibile. Il protocollo sanitario intanto fa il suo corso e oggi Dario rischia un secondo Tso. Mentre seguo con attenzione la vicenda scopro in rete il passato musicale di Dario, si perché Dario è un rapper e nelle sue canzoni emerge la figura di un ragazzo che non ha certo timore di raccontarsi e attraverso se stesso offre al mondo un’analisi lucida della società in cui siamo immersi. Ho voluto saperne di più e ho pensato che questo lato di Dario meritasse di essere messo in luce perché credo che l’arte, in ogni sua espressione, può arrivare al cuore della gente più di mille proclami. Intanto la pioggia continua a cadere fragorosa sulle finestre e tra un lampo e un tuono squilla il telefono, è Dario. Nessuna resistenza, nessun convenevole, Dario parla con il cuore e la sua è una comunicazione sincera e senza filtri, e vado dritto al punto.

Ultimamente in rete ho ascoltato alcuni tuoi nuovi lavori, come sono nati? Fanno parte di un progetto più ampio?

Alessandro, scrivere per me è una necessità. Una fondamentale esigenza.
Chiunque, se ha il talento per farlo, può dire alla musica o all’arte in generale, quanto probabilmente i tuoi simili non capirebbero mai.
Ovviamente l’ispirazione che sorge su alcune tematiche dipende sempre dal periodo che attraversi. In me sorge spontanea questa ispirazione, e non è mai una questione di attimi da non lasciarmi sfuggire, bensì di sempre.
Nel senso che scrivere e rappare mi viene molto naturale. Arrivi che diventa quasi il tuo stesso modo di pensare. Personalmente non calcolo mai il tema centrale del testo che scrivo. Lascio sempre che sia il flusso di coscienza a decidere cosa scrivere. E’ un pò come uno sgombero di tutto quello che hai dentro. Cerco di ripulire l’interiorità che purtroppo a volte si macchia di pensieri, sentimenti, opinioni della gente o altro. Nascono da questo i miei progetti, dall’esigenza di buttare fuori quanto questo mondo, nel bene o nel male, ti fa immagazzinare dentro. Mettici pure il fatto che so anche di poter contare sull’affetto e sulle amicizie di persone che, lavorativamente parlando, mi possono mettere nelle condizioni di realizzare questi progetti, o come dici tu “i miei lavori”. Non è solo merito mio se per esempio un amico o un conoscente apprezza un determinato brano o una particolare strofa, ma anzi, è più merito di chi, direttamente o indirettamente ha collaborato per realizzarlo. E non è una finta modestia, è la pura verità. Nel rap non ci sono solo le parole, ci sono anche e soprattutto le produzioni o coloro che in studio ti coordinano durante la registrazione della voce. Praticamente quello che provo a dirti, è che se hai naturale predisposizione, e soprattutto buoni collaboratori, chiunque può spaccare col rap.

Oltre a nutrire la tua musica delle tue esperienze di vita quali sono i maestri, nella musica ma anche nella letteratura o nell’arte in generale, da cui hai tratto ispirazione e che influenzano il tuo stile?

Alessandro di maestri ce n’è tanti. Alcuni conosciuti e altri meno. Più che influencer del mio stile però, li considero semplicemente come dei maestri di consapevolezza, nel senso che gli sono grato per avermi trasmesso tramite le loro opere alcuni insegnamenti o concetti di vita. Il rap, se lo ascolti ad esempio immaginandoti accanto chi lo fa, ti rivela il preciso stato d’animo di chi lo fa. Ma nella maggior parte dei casi le persone lo ascoltano con orecchio superficiale, ascoltandone soltanto musica e parole. E’ lo stato d’animo dell’artista a valere più di quanto egli stesso canta. Molte sono canzoni tanto ironiche che le persone non ne hanno percezione, perché non hanno mai considerato questa prospettiva. A me è la musica ad avermi insegnato molte cose, ma devo dirti che il mio stile è il mio stile. A parte Gene5 (Jonathan Tognarelli) non mi sono mai lasciato davvero influenzare da nessuno. Forse perché non ne ho mai sentito la necessità. Per quanto riguarda gli artisti che ammiro dal profondo del cuore ti faccio alcuni nomi, 2pac, Notorius, xxx, Tenco, Gaetano, Tormento, Rido mc, Zampa, ecc.
Per quanto riguarda la letteratura Dostoevskij, Sciascia e non molti altri.
Considero comunque tutti importanti, l’arte in generale ti lascia sempre dentro qualcosa di buono.

I tuoi testi sono spesso autobiografici c’è dentro il tuo mondo, il tuo sentire ma anche una lucida analisi della realtà che ti circonda.
Come scrivi i tuoi testi, quanto tempo dedichi alla scrittura?

Trovo sempre il tempo scrivere, e non riuscirei mai a quantificarne i minuti. Mi lascio sempre trasportare dalla passione, dal piacere che ho di farlo. Quando scrivo non guardo l’orologio. Come ti dicevo pocanzi è sempre stata un’ esigenza personale. Posso dire che mi è capitato di scrivere in ogni particolare momento, è capitato in macchina, sul treno, sull’autobus, in bagno, o come normale che sia comodo sul divano di casa. Per strada durante una passeggiata, da seduto in pizzeria. Ma ci sono anche quei giorni in cui non scrivo nulla. Può sempre capitare. I testi li abbozzo prevalentemente sul mio tablet, che porto sempre dietro, quindi non ho particolari difficoltà ad abbozzare in rima quello che è il pensiero del momento. Ma anzi. A volte scrivo direttamente sulla base musicale che mi accompagna quando ne ho la possibilità, altre scrivo senza. E’ un continuo sperimentare il mio, una continua esigenza di dare a me stesso quanto so che mi fa stare bene.

E’ da questa prolifica attività che nasce il tuo libro?

Si. Hai detto bene. “Parole di un ribelle” nasce proprio da questo. E’ una specie di raccolta dove ho inserito poesie, concetti, testi vari che nel tempo mi sono trovato nel mio archivio personale. Penso che se non frainteso, possa offrire ottimi spunti di riflessione per le persone di ogni epoca. Penso proprio possa essere apprezzato da molti.

Dario io amo fare documentari e oggi mio malgrado mi occupo anche di fare informazione, i miei canali hanno subito una censura attiva e mi sono organizzato per creare una piattaforma indipendente dove condividere i miei lavori e far convergere l’impegno di molti. Nell’epoca del digitale dove è facile venire spenti con un click, quale è il valore che dai alla libertà di espressione?

Penso che, sempre se si è coscienti di quanto si dice, e soprattutto sempre che quanto si dice non intacchi in nessun modo i sacri ed inviolabili diritti umani, la libertà di pensiero o d’espressione, è un diritto inalienabile della vita, non modificabile da nessuno. A mio parere, il valore di un pensiero stesso, o di un espressione qualsiasi, è sempre da valutare e ricondurre al contesto della spontaneità d’animo di chi lo esprime. Riferendoci all’epoca attuale, anche all’ultima appena passata, ci sono molte censure a discapito di chi prova o ha provato a fare qualcosa di davvero buono più per gli altri che per sè. A me personalmente nel mio piccolo è successo più di una volta. Non oso immaginare ora chi lavora con grande impegno, dedizione, buona fede in alcuni progetti, che poi per volontà quasi suprema, si vede come privato della sua possibilità di vera divulgazione. Questo è uno di quei fondamentali discorsi che meriterebbe dibattito pubblico e non solo, ma come al solito le masse non si interessano. Non ne percepiscono la sua grande importanza, forse perchè volutamente distratte, o forse anche perchè prive di quei altruisti sentimenti di solidarietà. Abbiamo autori in Italia caro Alessandro, che avrebbero davvero potuto aiutare le masse stesse. Avrebbero potuto offrire, per i più interessati, veri spunti di riflessione che avrebbero reso le persone molto più riflessive di quanto già lo siano, o molto più intelligenti, o valorose; eppure questi autori sono sempre stati combattuti dal sistema che, non potendogli fare del male fisico, li hanno combattuti con la censura. Silvano Agosti, per dire un esempio, uno di questi. Chi stabilisce se qualcosa è o non è censurabile. Chi? Quali logge massoniche ci vogliono tutti più o meno capaci o incapaci di pensare per come nella natura dell’uomo l’essere umano deve o dovrebbe pensare. La stragrande maggioranza dell’umanità, di questo neanche se ne rende conto. Essa non vede che pensa a quanto gli hanno inculcato fin da piccoli nel cervello. L’umanità non vede quale manipolazione mentale l’abbia resa quella che è, o quale subdola lobotomia di massa l’abbia da sempre ingannata. Forse ci si scorda sempre che nello scrigno di “Pandora” ci sono verità che a noi non è dovuto sapere?

Il mainstream ci ha abituato da tempo alla nascita e ascesa di personaggi che hanno conosciuto il successo in maniera repentina e altrettanto velocemente sono finiti nell’oblio.
Essere fedeli a se stessi oggi porta con se lo scotto della scarsa visibilità e agli artisti è richiesto un lavoro di rete costante. Come ti stai organizzando in questo senso? Dove è possibile ascoltare e fruire dei tuoi lavori?

Guarda Alessà, perdona la franchezza ma sinceramente non me ne frega nulla di tutto questo. La mia missione è vivere la vita, non illudere illudendomi. Vivo la mia arte, fammi passare questo termine, senza pensare a chi la osserverà. Ne conosco da sempre la sua partenza, ma non ne ho mai calcolato il suo arrivo. Penso che dovrebbe essere la gente a fare quanto tu stesso mi stai chiedendo, non il mio calcolo personale. Non alimenterei mai lo stesso sistema che sto provando a combattere. Non mi è mai interessata la visibilità. Ho sempre saputo di parlare ad una massa di automi che non capirebbe mai quanto gli sto per dire. Non so se puoi capire, ma in me tutto questo è più che chiaro. I miei lavori comunque sono fruibili sotto la voce di: “Ame’n”, “Dario Musso” o “Nove2”.

Dario uno dei tuoi ultimi brani “Cesare” mi ha molto colpito. Sei riuscito a trasmettere tutto il dolore per la vicenda del Tso e nel contempo hai irriso il sistema e chi lo ha rappresentato, il tutto in una qualità artistica che mi ha lasciato letteralmente senza parole, arrivando dritto al cuore. Cosa significa per te questo pezzo e come è stata la genesi?

Grazie Alessandro, non saprei cosa dirti, credimi. Non mi piace auto recensire quanto compio. Per me questo progetto vale tanto, ma sicuramente non più degli altri. Ho a cuore tanti brani del passato che a volte non riesco a fare distinzioni. Comunque comprendo bene quanto hai detto, e soprattutto comprendo bene il suo perché. Ho scritto “Cesare” in macchina, mentre ero di ritorno dalla Sicilia. Il testo è venuto fuori molto spontaneo, di getto. Due giorni dopo mi sono visto con Claudio, un nuovo amico della Frames Studio, ed abbiamo registrato le strofe su una base musicale scelta a caso su Youtube. Non era mia intenzione creare un progetto così interessante. Il tutto è venuto fuori molto naturale. Attualmente il brano è in fase di remix. Qualcuno si sta adoperando a ricreare il beat considerando che non conosciamo di persona Hanto, che è il produttore della base musicale. La mia è solo una passione, che non cerca profitti musicali o d’immagine. Detto ciò, penso proprio che nessuna nuova versione verrà bella quanto quella originale.

E’ bello ascoltare Dario mentre mi parla della sua musica, la passione con cui si racconta è contagiosa. Adesso per molti può’ sembrare impossibile riuscire a scorgere della luce in fondo al tunnel, ma un domani quando la tempesta sarà passata e si farà luce su ciò che è stato, sotto il fango scorgeremo delle pietre preziose, il lascito di coloro che in tempi non sospetti hanno avuto la forza e il coraggio di stare dalla parte della libertà. E fra queste gemme ci saranno anche le opere di Dario Musso e di tutti quegli artisti che hanno riconosciuto all’arte la capacità di arrivare dritti al cuore della verità. Guardo fuori le finestre e mi accorgo che la pioggia è cessata. Ringrazio Dario per la sincerità con cui si è offerto e lo saluto accarezzando l’idea di poterlo raccontare in un prossimo documentario. Nel silenzio si fa spazio una verità che mi accomuna a Dario, l’esigenza di raccontare e raccontarsi come espressione di libertà.

Alessandro Amori.

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