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Elezioni USA: davvero Biden è il nuovo presidente? (seconda parte)

Qual è l’attuale situazione in USA relativamente alle elezioni presidenziali? Cosa succederà il 6 gennaio? Scopriamolo attraverso l’analisi del giornalista Roberto Mazzoni.

Nel precedente articolo (clicca qui per leggerlo) abbiamo riportato quanto il giornalista Roberto Mazzoni, attualmente residente in Florida, ha detto durante un’intervista all’emittente Byoblu. Proseguiamo con i suoi chiarimenti.

Il 6 gennaio si riunirà il Congresso e dovrà decidere quali voti dei grandi elettori accettare e quali scartare. Il Congresso può decidere di non accettare nessun voto poiché non possono essere certi della legittimità, in quanto gli elettori nominati dal Parlamento sono conformi alla costituzione federale, quelli nominati dal Governatore sono stati eletti in conformità con i regolamenti modificati a causa Covid (ma non dal Parlamento). Si apre quindi una crisi istituzionale in questi Stati: il Parlamento disconosce l’operato del Governatore e viceversa“.

Se venissero scartati tutti, si passa ad un’altra modalità: ” A questo punto è il Congresso che deve eleggere il Presidente. In questa fase si assegna un voto ad ogni Stato e i repubblicani hanno la maggioranza: di conseguenza vincerebbe Trump. Per questo allo stato attuale non si può affermare con certezza chi ha vinto“.

Il partito repubblicano è cresciuto del 67% durante le ultime elezioni

Mazzoni inoltre sottolinea come sono andate le elezioni per i due partiti: “Una cosa che nessuno si spiega è che in queste elezioni il partito repubblicano ha guadagnato il 67%, sia alla Camera dei Deputati federali sia nei parlamenti locali. Invece di esserci la blue wave dei Democratici, c’è stata la red wave dei Repubblicani: non è quindi una conseguenza logica che un partito vinca e che il candidato alle presidenziali di quel partito perda. Non è mai successo nella storia degli Stati Uniti. E’ come se un elettore segnasse sulla scheda tutti i candidati repubblicani e poi votasse il candidato democratico come presidente. Non quadra molto“.

Inoltre bisogna anche considerare l’incremento dei voti che Donald Trump ha ricevuto in queste elezioni: circa 11 milioni in più rispetto al 2016: “Non è mai successo che un presidente che si presenta per la riconferma e che ha mantenuto la sua base elettorale o l’ha addirittura aumentata non venga rieletto. Biden avrebbe ricevuto 80 milioni di voti, molti di più rispetto all’ex presidente Obama o a quelli ottenuti dalla candidata Hillary Clinton nel 2016: entrambi sono decisamente più popolari di lui“.

Anche nelle contee la situazione non spiega come sia possibile la vittoria di Biden: “Se andiamo a vedere le singole contee, che sono circa 3000, Biden ha vinto solo nel 17%, praticamente la metà del risultato ottenuto da Obama. La vittoria travolgente di Biden si è verificata solo in 4 Stati , in particolare in 4 città, che sono Milwaukee, Detroit, Atlanta e Philadelphia. Capite che considerando tutto ciò risulta strano“.

I ricorsi del team legale di Trump sono stati respinti per questioni di forma

Il team legale di Trump, guidato dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, ha da subito portato avanti azioni legali per far emergere come le elezioni siano state costellate da brogli.

I ricorsi sono stati respinti dicendo che era tardi, che non era di loro competenza o che i documenti non erano stilati in modo corretto. Solo due giudici sono entrati nel merito: in Pennsylvania la giudice ha detto che secondo lei la questione era pertinente e che Donald Trump poteva aver vinto, mandando tutto alla Corte Suprema che però non l’ha presa in carico. Nell’altro caso, la Corte Suprema del Wisconsin ha emesso una sentenza in cui afferma che Trump ha ragione nello stabilire che il regolamento elettorale del Wisconsin è stato alterato e questo non era consentito, quindi i voti non erano legittimi. Tuttavia la Corte Suprema dello stato ha emesso una sentenza lo stesso giorno dicendo che era troppo tardi per cancellare i voti di queste elezioni e che ne terranno conto per la prossima”.

La situazione è sicuramente critica: “E’ chiaro che un giudice si trova in grande difficoltà nel decidere se rovesciare il risultato di un’elezione: c’è una pressione sociale incredibile. Molti testimoni hanno ricevuto minacce personali o contro le loro famiglie, alcuni hanno perso il lavoro“.

Il ricorso del Texas respinto e i ricorsi degli elettori in sospeso: ecco perché

Anche la causa del Texas, supportata da altri 17 stati, è stata respinta sul nascere, i giudici non sono entrati nel merito: “Il Texas è ricorso alla Corte Suprema per far presente che i quattro stati che hanno modificato la legge elettorale non potevano farlo. La Corte ha detto che non era di loro competenza e che la questione deve essere risolta fra gli stati. Quindi sono cause che sono state bloccate sul nascere da cavilli o forme procedurali“.

Il team legale di Trump però non si è fermato: “La sera stessa in cui la Corte Suprema ha respinto il ricorso del Texas, l’avvocato Sidney Powell ha presentato quattro ricorsi a nome degli elettori della Pennsylvania, della Georgia e degli altri stati coinvolti. Questi ricorsi sono ancora lì, la Corte Suprema non si è ancora pronunciata: non c’è la volontà, in questo caso politica, di esporsi e di fare un passo in direzione di determinare l’esito delle elezioni“.

Per questo il 14 dicembre hanno votato due gruppi di Grandi Elettori, perché ormai la questione è politica. I giudici non vogliono entrarci. “E’ bene precisare che ad oggi nessuno ha contestato questo doppio voto dei Grandi Elettori, perciò ne abbiamo 84 in più e questo è sicuramente un problema“.

Il problema del sistema di voto Dominion Voting System

Mazzoni poi passa alla questione relativa al sistema Dominion, che è stato contestato dal team legale del presidente Trump: “Dominion era già stata sotto inchiesta negli Stati Uniti, nel 2007, tant’è che ha dovuto vendere una società che si occupava di sistemi elettorali (Sequoia) poiché non aveva accettato di sottoporsi allo scrutinio egli enti federali che volevano verificare che non ci fossero legami stranieri“.

Infatti, usare un sistema elettorale costruito in Venezuela e gestito da proprietari esteri per un’elezione americana è sicuramente un rischio di sicurezza nazionale perché apre la porta a possibili interferenze straniere.

Nel caso specifico, il sistema Dominion è stato usato in 28 stati fra cui quelli contestati. E’ uscita anche la prima perizia forense, richiesta da un giudice del Michigan dopo che aveva notato incongruenze in una delle contee dello stato: il perito sostiene che il sistema è stato progettato per alterare i voti e quindi nel Michigan i voti sono falsati. Questo ha aperto ovviamente richieste da parte di altri stati, come l’Arizona, di verificare il funzionamento di tali macchine“.

Mazzoni specifica che anche l’avvocato Powell sta portando avanti la questione: “Vuole andare a controllare le elezioni dei singoli parlamentari per rimetterle in discussione nel caso in cui emergesse che il sistema ha falsato i voti. Ad esempio in Arizona alcuni testimoni hanno detto che il sistema partiva con 35.000 voti già assegnati ai candidati democratici“.

Dalla perizia sono emerse anche altre problematiche: “La percentuale di errore di Dominion nella lettura delle schede elettorali è del 68%. Gli USA hanno delle regole pratiche su come gestire le elezioni al livello federale e la percentuale di errore di 1 su 250.000, per cui bassissimo“.

Eclatante la testimonianza giurata di una dipendente di Dominion: “Nel Michigan, a Detroit, ha osservato che innanzitutto veniva impiegato personale non preparato per usare le macchine. Ad esempio venivano inseriti lotti di 50 schede nel lettore e se questo si inceppava venivano nuovamente reinseriti: tutto ciò ha portato ad una lettura delle stesse schede per più volte. Infine vi è stata anche la riscrittura di schede arrivate per posta che non potevano essere inserite nello scanner in quanto macchiate o strappate: gli operatori prendevano una scheda vergine e la compilavano firmandola, ma questo è illegale. Ci troviamo quindi di fronte a situazioni paradossali“.

Come finirà?

Allo stato attuale delle cose, l’unica certezza è che occorre attendere il 6 gennaio per capire come il Congresso si muoverà in seguito a ciò che è emerso dal 3 novembre ad oggi. Ci saranno sorprese? Molto probabile.

Fonti

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