I portuali di Trieste hanno le idee chiare

Oggi ho avuto modo di chiacchierare con i portuali di Trieste, la mia fonte è una sorta di cerniera fra il coordinamento e chi lo sostiene, che lei a sua volta sostiene organizzando anche la cucina da campo e tanto altro.

Abbiamo parlato riguardo le azioni che intendono proseguire, giusto per fare chiarezza dopo i confusi comunicati stampa e le affannate rettifiche di ieri.

Incombeva come prima domanda il motivo per il quale Stefano Puzzer, ormai personaggio simbolo delle proteste, ha dato le dimissioni dal CLPT di Trieste (Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste).

Stefano è un portuale, protesta per i portuali e per tutti i lavoratori italiani vessati da queste misure antidemocratiche e autoritarie, ha rinunciato al suo incarico di rappresentanza all’interno della CLPT perché la sua posizione ― come quella di tutti i suoi colleghi ― non poteva essere limitata a quella organizzazione né essa poteva comprendere tutti quelli che ne fanno parte, né all’interno del porto di questa città né tantomeno tutti quelli di ogni parte di quella Italia che è andata a Trieste sull’onda dell’entusiasmo, per supportare la lotta.

Il porto di Trieste stamattina

Ma il mio terrore, da persona malfidata quale sono, è sempre il solito, ossia che il potere riesca a portare nelle sue stanze buie i capi della protesta, ammansendoli, corrompendoli e, qualora tutto questo non bastasse, minacciandoli e ricattandoli.

È la dinamica standard che ad esempio ha visto sgonfiare Tsipras, il movimento euro-critico italiano e chiunque, non allineato, che non si sia cautelato nell’aspro confronto con questo.

Tutti, indistintamente, hanno avuto la presunzione di pensare che, una volta al tavolo delle (inutili) trattative, il potere avrebbe riconosciuto loro valore contrattuale, fottendoli invece in maniera più che brutale.

Questa tattica è stupida, è miope, il popolo che supporta la protesta deve avere modo di blindare le istanze della protesta stessa, istanze che devono quindi essere chiare e condivise da tutti, istanze che non possono e non devono essere oggetto di trattativa alcuna a nessun tavolo.

Ne abbiamo parlato, ho esposto queste preoccupazioni e, in effetti, l’incontro al senato ― interlocutore del tutto inutile peraltro ― fissato per il sabato del 30 ottobre, per giunta durante il G20, allo scopo di discutere a proposito di una istanza priva di margini di trattativa, non ha senso se non in quanto “trappola“.

Il programma della protesta è quella di continuare lo sciopero fino al 20, nel mentre di approntare una strategia di gestione per evitare accuse di blocco, un blocco che dopo il 30, in assenza di una capitolazione da parte del governo sul lasciapassare incostituzionale e liberticida, diverrebbe inevitabile.

Qualsiasi deviazione anche parziale da questo programma minimo sarebbe un tradimento della protesta stessa.

Non esistono trattative sulla richiesta di abolizione del green pass, restano fermi sul punto, non molleranno mai.

Intanto va detto pure che Trieste è lo snodo portuale che rifornisce praticamente di tutto, petrolio in testa, l’Austria e, soprattutto, la Baviera.

Si sono già avvertite pesanti pressioni dalla politica tedesca, immagino che le diplomazie stiano col fiato sul collo della Farnesina, gestita da quel pupazzo di Di Maio… figuriamoci quanto saprà proteggere gli italiani che pretendono il rispetto dei propri diritti contro il suo stesso governo mentre stanno addirittura danneggiando i tedeschi!

Tutti noi, da questo lato della barricata, scongiuriamo la possibilità che questo movimento cada nella trappola di sabato 30 ottobre, se proprio bisogna andare in quelle stanze che almeno ci si vada con un mandato irrevocabile di abolizione del green pass non soggetto a contrattazione alcuna, che il popolo abbia finalmente e di nuovo voce!

Un caligo fa una piova, do calighi fa una bora, tre calighi fa un bon tempo

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