I Social media non uniscono dividono

E' in atto una vera e propria guerra digitale che si sta combattendo a livello globale anche e soprattutto sul piano della comunicazione e delle scelte che milioni, forse miliardi di persone opereranno nei prossimi mesi.

Questo accade perché uniti si può vincere e chi gestisce i social media, specie quelli grandi, lo sa.

I fatti qui riportati seguono idealmente quanto riportato nell’articolo I fan di GameStop battono le élite finanziarie: uniti si vince! Mettetevi comodi, usate gli auricolari perché tra scritto e video ce n’è per tutti.

Vi stanno riprogrammando – Chamath Palihapitiya,
ex vicepresidente Facebook

A cura di Giuliano C.

Eh si, seguendo il pensiero di Chamath e dei ragazzi di Reddit, se questo deve essere l’anno della “nuova normalità”, amen e così sia allora; ma sarà la mia nuova normalità.
Un pò come dire, se devo morire voglio scegliere io come – ironia della sorte oggi sembrerebbe che sia così ma in realtà non lo è perché come è accaduto per la legge sul fine vita così sta accadendo con la nostra PRIVACY. E’ ormai un anno che assisto a come ci indottrinano, su come è giusto e corretto vivere. Tutto ciò che hai imparato fino ad ora nella tua vita è spazzatura secondo la narrazione dominante, per cui meglio che ti adegui. Scuola, economia, sanità non saranno più come le hai conosciute e le nuove linee guida sono già pronte e noi altri non dobbiamo fare altro che seguirle in regime di silenzio-assenso perché è per il nostro bene, garantiscono lorsignori.

La falsità di MENTANA: l’assoluto stato del “giornalismo”

Vaccinazione preventiva per malattie curabili anche se non te lo dicono perché idrossiclorochina, azitromicina, plasma iperimmune, lattoferrina, non ultima l’adenosina e altre diavolerie simili sono solo feiknius. E per far sì che non ti venga mai in mente di curiosare in giro per il web o altrove come nella vita reale, magari incontrandosi con altri cervelli pensanti creando pericolosi assembramenti, stai pure tranquillo che a te ci pensano sempre loro; ti forniranno tutte le notizie giuste al momento giusto, politicamente corrette e anche quelle che sembreranno scorrette in realtà erano già state preparate a tavolino, perché in fondo le news sono per loro il pane quotidiano. E’ il loro lavoro e sanno farlo molto bene, anche se, come si vede nel video, talvolta strafanno in modo anche platealmente ridicolo.
La TV per ora è ancora il loro principale strumento di distrazione di massa, hanno perfino chiamato un programma “l’Arena” e noi siamo il popolo urlante, ma da quando la covid-19 (femminile perché è la malattia derivante dal virus, nda) ha fatto la sua comparsa sulla scena mondiale, ha dato il LA ad una molteplicità di processi che hanno in progetto un cambio radicale dei comportamenti sociali così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi.

Tali processi si snodano attraverso la narrativa mediatica per cui si capisce che la comunicazione è lo scenario privilegiato su cui installare tutta l’opera teatrale a cui stiamo assistendo ormai forzatamente da un anno. Senza partire dalla nascita dell’essere umano anche un microcefalo intuirebbe che la comunicazione è ciò che più di tutto ha dato un forte impulso all’evoluzione umana su questo piccolo sasso sperduto della Via Lattea, una galassia che pare sia anch’essa a sua volta ai margini dell’universo conosciuto1.
Chi controlla e gestisce la comunicazione ha dunque un grande potere non solo mediatico ma, si potrebbe azzardare, anche in senso evoluzionistico per la specie umana.

Ad Elon Musk è bastato, qualche giorno fa, un tweet di due parole «Usa Signal» per dare inizio a quella che forse verrà ricordata come una delle prime , se non la prima in assoluto, migrazione di utenze digitali, che si sta caratterizzando principalmente da Whatsapp a Telegram e Signal, più massiccia e veloce della storia di internet.

Gli ingegneri rispondono «Bel messaggio, Grazie» e alla discussione si unisce Signal (un’intelligenza artificiale?) rispondendo un sibillino «E’ questo che vuol dire essere popolare?»

Il giornalista indipendente Roberto Mazzoni ci spiega perché dovremmo passare a Signal e poiché le cose che ha da dire sembra che non siano “in linea con le regole della community” – Oh-my-God! – Youtube lo censura, ma il video è comunque visibile sulla sua pagina Rumble (altro social da tenere presente, nda):

9-1-2021 Perché abbandonare WhatsApp e passare a Signal – MN #75A – ripubblicato

Il suggerimento di Musk sembra arrivato al momento giusto visto che è proprio di pochi giorni fa la notizia che Amazon web services (AWS) che è la sussidiaria provider dei servizi Cloud, ha chiuso l’hosting di Parler che, a memoria, direi non s’era mai sentito di un service provider Cloud che spegnesse di punto in bianco il servizio ad un cliente pagante. Tale decisione pare abbia fatto terra bruciata attorno al servizio di rete sociale e microblogging statunitense lanciato nell’agosto 2018, infatti su Apple Store e Play Store non è ad oggi disponibile.

“Il fondatore e CEO di Parler, John Matze, ha affermato che la sua azienda è “pronta a intraprendere qualsiasi azione legale” dopo che diverse grandi aziende tecnologiche hanno sospeso i loro servizi al social network e ha dichiarato a The Epoch Times, in una e-mail, che crede che Apple, Google e Amazon abbiano agito in malafede”

fonte

Non solo ma sempre nei giorni scorsi chi utilizza Whatsapp (se installato su sistemi Android) s’è visto notificare un messaggio che lo avvisa di cambiamenti alla gestione della privacy dei suoi utenti. Quando l’ho visto la prima volta ho pensato “Ancora un’altra modifica!?” e stavo per cliccare su accetto ma poi (sarà anche una mia deformazione) ho desistito per approfondire la cosa (per chi ha già accettato la nuova regola di Facebook – proprietaria di whatsapp – stia tranquillo non è successo nulla di grave, esiste già la covid per quello no?) ed ho potuto appurare che (senza troppa meraviglia) questa modifica unilaterale condensata nell’immagine a lato, non tutela la mia privacy così come mi aspetterei. E’ vero che tali modifiche non andranno ad impattare sugli utenti europei in quanto saremmo tutti protetti dalla cosiddetta GDPR che rispetto ad altri paesi è più tutelante.
Però se per tutelante, all’atto pratico, significa poter avere la possibilità di scegliere con chi e come condividere i “cookies” muovendo il ditino sullo smartphone (per chi ha voglia di farlo) mi sembra un’altra modalità di rimbambimento che alla fine ti prenderà per sfinimento, visto che l’avviso relativo alla “Cookie Policy” è più invasivo di un… ok fate voi, a parte discorsi di Conte ovviamente (PS. Se avrà lo scrupolo di lasciare il governo e magari la politica, la storia non lo ricorderà come il salvatore d’Italia). Comunque i siti più magnanimi almeno ti danno la possibilità di “rifiutare tutti” i cookies. Se diamo per scontato che sia effettivamente così.

Comunque sia menomale, allora, che con un altro messaggio su Twitter il direttore delle politiche per WhatsApp mette in chiaro la visione dell’azienda:

“Oggi Facebook non usa le informazioni del tuo account WhatsApp per migliorare le tue esperienze con i prodotti di Facebook. Qualora in futuro decidessimo di condividere tali dati con le aziende di Facebook per questo scopo, lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la commissione per la protezione dei dati irlandese”.

Niamh Sweeney

Naturalmente questa dichiarazione vuol dire tutto e niente visto che ciò non esclude la possibilità di farlo in futuro, magari anche molto prossimo. Anche perché, come spiega l’avvocato Diego Dimalta (specializzato in Diritto alla Privacy) sul sito Cybersecurity360.it:

“Facebook è stata dichiarata dalla Corte di Giustizia Europea (con sentenza Schrems II) non capace di garantire la tutela dei diritti degli utenti europei. L’invio di dati in USA non è sicuro. Facebook ora con questa modifica dei termini di WhatsApp si appresta a trasferire dalla app di messaggistica alle altre società del gruppo, una mole enorme di dati”

fonte

E questi dati hanno un valore non indifferente sul mercato, 612€ a cranio. Naturalmente si potrà pensare “ma a me cosa importa, non ho nulla da nascondere” oppure “sono abbastanza avveduto da non incorrere in frodi informatiche” etc. Il punto non è tanto questo secondo me perché, anche se possono essere argomentazioni valide, tali ragionamenti sono sempre dettati da un interesse egoico e non ci si immedesima negli altri. Faccio un esempio pratico, personalmente ho deciso che eliminerò l’account WhatsApp. Per me Telegram (a proposito se volete potete iscrivervi al nostro canale!) ne è già un più che degno omologo e anch’esso pare sia oggetto di particolari attenzioni in questi giorni. Infatti il fondatore di Telegram avverte del pericolo di Apple, che dopo Parler pare voglia cancellare anche Telegram dalla sua piattaforma, e consiglia di passare ad Android.

Dunque mi prenderò questo mese di tempo per avvisare i miei contatti. Ma i miei genitori e tutte le persone anziane e disinformate che accetteranno ad occhi chiusi queste nuove norme PRIVATE sulla gestione di ogni aspetto della tua vita digitale, al fine dichiarato di “migliorare i servizi offerti”, si troveranno nella potenziale posizione di potere essere anche truffati a causa di una delle innumerevoli telefonate o email che ricevono grazie al fatto che ormai i nostri dati sono praticamente di dominio pubblico, oserei dire grazie proprio alla “legge sulla privacy”.

Ma questo è solo uno degli aspetti più pratici che ho considerato. Infatti non voglio pensare a come verranno trattati i dati di quella fascia di utenza che agli occhi di lorsignori si caratterizzasse come “non gradita” a tutta una serie di attori in questo grande palcoscenico, poiché i loro comportamenti digitali possono creare “disagio e fastidio” a qualcuno. Riprendendo le parole del PuntoInformatico:

Facebook espliciti la sua posizione in modo chiaro, fino in fondo. Scriva a chiare lettere: “Ci servono i dati degli utenti, non importa se sono d’accordo o meno, stiamo attaccando Apple perché vuol dar loro libertà di scelta”. Possiamo rinunciare alla privacy, ma in modo informato e consapevole, non accettiamo invece di scendere a compromessi sulla trasparenza.

Se non è abbastanza chiaro, ritengo che sia in atto una vera e propria guerra digitale che si sta combattendo a livello globale anche e soprattutto sul piano della comunicazione e delle scelte che milioni, forse miliardi di persone opereranno nei prossimi mesi, se non cadiamo nella trappola dei social media che mentre si professano inclusivi hanno innescato un meccanismo sociale di marginalizzazione e discriminazioni senza precedenti. La sospensione unilaterale dell’account di POTUS da parte di Twitter per Donald Trump, mentre era ancora in carica come Presidente degli USA, ne è un caso emblematico!

Va bene, direte voi, «Ma io che ci posso fare?».
Spesso questa è la fatidica risposta in forma di domanda che mi sento rivolgere quando ho occasione di portare avanti un discorso su argomentazioni che sono controcorrente. Del tipo: le banche si creano danaro dal nulla che poi ti prestano ad interesse, questa è una forma di schiavitù! Ma io che ci posso fare? I DPCM di Conte sono incostituzionali! Ma io che ci posso fare? I mass-media sono corrotti e manipolatori, ti stanno plagiando con i loro messaggi subliminali! Ma io che ci posso fare? Non possono obbligare tuo figlio ad indossare una mascherina che gli impedisce di respirare correttamente anche solo per 5 minuti! Ma io che ci posso fare? (porcazozzinamaremminaimpestata… s’è dovuti arrivare al consiglio di Stato per far riconoscere a un giudice Il diritto di respirare impedito da una biiiiiip di mascherina che tenuta tutto il giorno ti impedisce per legge (!) di respirare correttamente!). I tuoi dati sono importanti e le grandi aziende li sfruttano per lucrare sulle tue abitudini di vita e chissà cos’altro! Ma io che ci posso fare? Beh, intanto potresti considerare questo illuminante punto di vista:

Il costante utilizzo dei social network, anche alla luce delle ultime censure, ci spinge a porci alcune domande sull’utilizzo che ne facciamo e sull’influenza che essi hanno sul pensiero collettivo

Poi stai pure tranquillo perché tu da solo non puoi fare assolutamente nulla a meno ché non sia un novello Gandhi. Ma il punto non è che tu non sei nessuno, ma che tu sei tutto nel tutto.
Straparlo? Vediamo. Ognuno di noi è parte del tutto e ogni sua singola azione si riverbera nell’universo anche se noi non ne abbiamo la minima percezione. Ricordate la storia del “un battito di farfalla…”? Lorenz, pioniere della teoria del caos. non era certo uno sprovveduto.

“Il caos è una scienza di processo anziché di stato, di divenire invece che di essere, di dinamica piuttosto che di statica”

Francesco Giuliano

Ma se pensate che la cosa si limiti nel campo della fisica meteorologica vi sbagliate. Anche un certo Turing, matematico e padre delle moderne macchine computazionali, arrivò ad affermare che:

Lo spostamento di un solo elettrone per un miliardesimo di centimetro, in un dato momento, potrebbe rivelare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come la morte di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, oppure la sua salvezza.”

A. Turing

E anche Bruce Lipton, biologo americano (ma lui è un “convinto” per wikipedia, un eretico per la scienza accademica, ndr) propugna questa strana teoria per la quale i nostri geni rispondono a influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Forse parlava di epigenetica senza saperlo?

choose LOVE

Se penso anche agli studi Gregg Braden allora ciò che facciamo e pensiamo si ripercuote a catena da persona a persona, come in un immensa rete neurale, fino ad influenzare l’intero pianeta.

Le nostre scelte, dunque, se prese in autonomia in un verso o nell’altro, nel bene o nel male, positive o negative – non esistono scelte sbalgliate, esistono solo le scelte e le loro conseguenze – hanno comunque un peso e producono un effetto e di questo spesso non ne siamo sufficientemente consapevoli.
A riprova di ciò, così come è accaduto nel caso GameStop dove “i millennials hanno fatto salire del 139% il valore delle azioni, con punte del 300%, tanto che il prezzo è arrivato a 347 $” facendo letteralmente andare in fumo milioni di dollari in pochi giorni per i grandi investitori/speculatori, vi riporto alcuni fatti per evidenziare l’effetto di scelte libere e consapevoli.

A metà dicembre la rivista online PuntoInformatico riportava:

Facebook contro Apple: questione di privacy e trasparenza

Il riferimento è alla guerra che questa settimana il social network ha dichiarato ad Apple e più nel dettaglio all’iniziativa messa in campo dalla mela morsicata per offrire agli utenti un maggiore controllo sui dati che li riguardano. In estrema sintesi, Zuckerberg e i suoi si sono scagliati contro la società di Cupertino perché l’introduzione di una nuova policy prevista per il 2021 impedirà a sviluppatori e piattaforme di raccogliere ed elaborare le informazioni inerenti l’attività online (principalmente mediante tracciamento) senza aver prima ottenuto l’esplicito consenso da parte dei diretti interessati.

La guerra mediatica sulla gestione della privacy ha i suoi effetti anche in borsa e il titolo Facebook (comunque già di suo in crescita costante dal 2017) sta vedendo un calo che potrebbe portarlo, temendo un effetto a cascata, a un nuovo minimo come quello dello scorso marzo 2020 se non peggio.

A metà gennaio arrivano le notifiche, sui cellulari Android, del prossimo cambio unilaterale delle norme privacy di Facebook e s’innesca un nuovo crollo delle quotazioni che sembra essere proprio una diretta conseguenza delle scelte di tutti quegli utenti scontenti e ormai stufi delle continue angherie informatiche di casa Zuckerberg, che in pochi giorni hanno fatto registrare un fuga di utenti da WhatsApp verso altre piattaforme, in primis Telegram e Signal.

E così si arriva ad oggi che Facebook, dopo la “fuga” di utenti, fa un passo indietro sulla scadenza per accettare le sue norme sulla privacy, pvrovrogando (aiuto m’ha preso il contevirus!) di tre mesi la revisione di Whatsapp perché, a loro detta, c’è stata “confusione” in quanto con questo “aggiornamento non cambia nulla” tra amici e familiari e le nuove opzioni business sono “facoltative” e “consentono agli utenti lo scambio di messaggi con le aziende che usano WhatsApp”.
Ma anche se per i residenti in Europa la GDPR tutela ancora i propri utenti, forse questi ultimi “sprovveduti”, povere pecorelle impazzite, hanno considerato le dichiarazioni di cui sopra, ovvero che:

  1. L’invio di dati in USA non è sicurofonte
  2. Qualora in futuro decidessimo di condividere tali dati […] lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la commissione per la protezione dei dati irlandese”. Niamh Sweeney

E pertanto molti utenti pare abbiano “mangiato la foglia” e scegliendo consapevolmente, in questo apparente caos mediatico, hanno posto le basi per una piccola rivoluzione interiore – come dichiarato dal co-fondatore di Reddit, Alexis Ohanian “E’ una rivoluzione, non si torna indietro” – che è quella del cambiamento delle proprie abitudini, senza restare fossilizzati in vecchi schemi comportamentali, traducibili in Byte che fanno gola a certi colossi del mainstream che sembrano esser mossi dal solo e mero fine di lucrarci sopra se non vogliamo fare altre ipotesi più inquietanti e meno ovvie. Infatti teniamo sempre presente che:

“Oggi noi come individui non contiamo più niente, siamo delle categorie merceologiche. Nel momento in cui qualche cosa ci viene data gratis, significa che noi siamo la merce: quando qualche cosa è gratis il prodotto sei tu. Allora noi non siamo individui ma siamo categorie merceologiche. E siamo categorie merceologiche che sono interessanti nel momento in cui siamo raggruppati insieme attraverso la forza computazionale. Siccome non contiamo più come individui, ma come categorie merceologiche, abbiamo da prendere in considerazione la necessità di costruire istituzioni del collettivo. L’individuo è morto, l’individualismo basato sul diritto soggettivo assoluto è un fetido cadavere. Oggi ci sono i collettivi che vanno ricostruiti.”

(Ugo Mattei) – “Conferenza – Costituzione comunità diritti”, Torino, 19 novembre 2017 Dall’intervento: “Dall’appropriazione di terre, schiavi e risorse, al riconoscimento del nuovo diritto per un uomo nuovo”.

Potrò quindi anche passare come un fissato ma, quale anticonformista per natura che sono, ritengo che questo periodo di crisi sia ricco di opportunità per fare anche e soprattutto delle scelte diverse che non per forza di cose debbano andare sempre nella direzione scelta unilateralmente da qualcun altro.

“Anche se utopia, finché esisteranno isole di combattimento sarà possibile qualunque cosa”

Giulietto Chiesa


Telegram viene spesso indicato come un covo di malviventi e sovversivi. Questo avviene anche su whatsapp.
In ogni caso a beneficio del lettore si sappia che esiste un gruppo che collabora con la Polizia di Stato e che segnala (anche al gruppo di supporto di Telegram e con un organizzazione no profit) tutti i canali porno che non rispettano i ToS (temini della sicurezza) della piattaforma al fine di limitare ed eliminare gli abusi.

E in uno degli ultimi aggiornamenti è tutelata maggiormente la Privacy.
• Elimina non solo i messaggi, ma anche i gruppi che hai creato, le chat segrete e la cronologia delle chiamate per tutte le parti, senza lasciare traccia.
• Segnala gruppi o canali falsi che si fingono persone o organizzazioni famose aprendo il loro Profilo > … > Segnala.

A partire da oggi, tutti possono portare la loro cronologia chat – inclusi video e documenti – su Telegram da app come WhatsApp. Questo funziona sia per le chat private che per i gruppi: https://telegram.org/blog/move-history/it

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Fare informazione è un lavoro a tempo pieno che richiede molte energie e risorse. Insieme possiamo creare un maggiore impatto nella coscienza collettiva, insieme siamo più forti!

Iscriviti alla Newsletter per rimanere aggiornato sulle novità e sui servizi che offriamo. L'informazione libera è un diritto che tutti devono avere.