“Il cavallo di Troia del transumanesimo”: intervista a Stefano Gallozzi

Stefano Gallozzi, astronomo ricercatore tecnologo presso l’Osservatorio Astronomico di Roma, è di sicuro una delle figure in Italia più attive e competenti per quanto riguarda la divulgazione sull’inquinamento elettromagnetico (argomento che include anche la problematica del 5g). Dopo averlo incontrato come relatore in occasione dell’evento Playmastermovie “Transumanesimo e 5g”, tenutosi a Roma lo scorso 30 settembre, abbiamo ritenuto interessante dedicargli un’intervista di approfondimento, all’interno della quale trattare le basi della tematica in una chiave che tenga anche conto del dato “tecnico”.

Come sei arrivato ad occuparti dei rischi da inquinamento elettromagnetico, con riferimento particolare alla tecnologia 5g? Ci puoi descrivere il percorso, a partire dalla tua area di formazione, che ti ha portato a sentire urgente questa problematica?

Non c’è stato un momento particolare che ha segnato un vero e proprio passaggio ai temi ambientali, quanto quella che definirei una costate crescita interna nella quale mi sono reso conto che sempre maggiori problemi di tutti i giorni erano riconducibili a tematiche ambientali. Quando poi nel 2008 c’è stata la nascita del mio primo figlio (ora ne ho tre) ho capito che era necessario cominciare a muoversi e non solo disquisire di queste tematiche tra colleghi ed esperti. Era necessario prendere in mano la situazione lì dove si materializzavano problemi che avrebbero minacciato nel breve/medio termine l’ambiente nel quale viviamo tutti noi.  Poi nel 2012 mi sono trasferito ai Castelli Romani dove già lavoravo da anni (presso l’Osservatorio Astronomico Monte Porzio Catone) e, tra una speculazione edilizia ed un taglio indiscriminato di boschi dentro al parco regionale dei Castelli Romani, con una manciata di persone sensibili alla tutela del nostro territorio, è stato creato un comitato di tutela ambientale (il Comitato di Tutela Monte Porzio Catone – https://comitatotutelamonteporziocatone.wordpress.com/), che è poi cresciuto nel corso degli anni.
Nonostante questa presa di coscienza ambientalista, non ritenevo da principio l’elettrosmog una tematica d’impatto sulla salute pubblica, ma poi mi sono accorto che esistevano realtà limitrofe (come i paesi di Montecompatri e Rocca di Papa) a due passi da casa mia, dove vi era un altissima incidenza di tumori tra i residenti. La stessa incidenza veniva largamente negata dalle istituzioni sanitarie e questo mi ha portato di fronte al fatto di dover dimostrare questa problematica. Prima di questo dovevo comprendere un plausibile meccanismo di azione, che portava ad aumentare questa incidenza oncologica ed ho compreso che bastava guardarsi attorno ed ascoltare i residenti. A Monte Cavo di Rocca di Papa ed a Pratarena, sopra Monte Compatri, sono presenti grandi impianti di telecomunicazioni, di radio TV e digitale terrestre che avevano il compito di fornire il servizio a Roma e quindi emettevano un segnale molto elevato. Chi conosce qualche elemento di fisica sa che il segnale diminuisce con il quadrato della distanza, dunque i paesi più vicini risultavano anche essere quelli più esposti e soggetti a questa criticità (sovraesposizione) ambientale.
Ci siamo allora dotati di uno strumento semi-professionale ed abbiamo fatto una mappa di esposizione in tutti i Castelli Romani che ha evidenziato proprio quello che temevamo: quei paesi erano molto più esposti in valore assoluto rispetto agli altri. In alcuni luoghi i valori erano anche drammaticamente oltre i limiti di legge e quindi abbiamo anche coinvolto le autorità preposte (procura, ARPA Lazio, comuni ed ASL). Nonostante la stessa ARPA Lazio abbia certificato il superamento e la criticità di valore sanitario in alcuni siti, le autorità hanno archiviato candidamente i nostri esposti e la situazione è rimasta invariata: segno evidente che il business in questi casi è più importante della legge e della salute umana. 
Le misurazioni vengono fatte tramite uno strumento che campiona il campo elettrico all’interno di una finestra spettrale e media un risultato in alcuni minuti. Il valore medio nei 6 minuti, secondo le leggi in vigore, viene utilizzato per identificare il valore limite di immissione che rappresenta il limite vero e proprio, circa 20Volt/metro (V/m). Se ci si trova in un ambiente residenziale il limite raccomandato è 6V/m, ma da misurare nelle 24 ore. In alcune zone residenziali abbiamo misurato, assieme anche all’ARPA, valori di persino 23-23-24 V/m e nonostante questo non è avvenuta alcuna azione di riduzione a conformità (da 22-24 a 6V/m).
Avendo una formazione in fisica ho quindi cercato di capire se (e quanto) questa sovraesposizione potesse comportare problemi per la salute e abbiamo compreso che prima di tutto andava informata la popolazione di queste problematiche. Congressi – con i massimi esperti – seminari e manifestazioni sono seguite per anni e l’azione del nostro comitato è divenuta abbastanza scomoda, poiché anche nelle piccole realtà il business dietro alle telecomunicazioni fa gola a molti. Abbiamo subito intimidazioni ed azioni mirate di diffamazione e discredito, ma siamo sempre stati più forti di ogni critica ed abbiamo sempre dimostrato scientificamente tutto quello che dimostravamo citando studi specifici e, soprattutto, minimizzando tutta quella letteratura di falsa scienza guidata dal conflitto di interesse, poiché il dovere deontologico DI OGNI scienziato dovrebbe essere quello di non esprimersi MAI su un argomento per il quale abbia in essere un qualche forma di finanziamento o conflitto di interesse. La “strategia del tabacco” applicata al discorso sulla nocività delle telecomunicazioni è stata applicata pedissequamente, poiché si sa dagli anni 70 che l’esposizione ai campi elettromagnetici è dannosa per la salute (in alcuni casi, addirittura, aumenta l’incidenza tumorale). A causa di “opportuni” finanziamenti gli studi epidemiologici maggiori, atti a riclassificare i CEM come cancerogeni certi, sono stati inquinati in maniera sostanziale.
Il 5G viene spesso messo in relazione a questa problematica, ma esso da solo rappresenta solo un cambiamento di paradigma tecnologico che renderà ubiquitaria l’esposizione, e quindi favorirà un incremento statistico di svariate forme di patologie. L’aspetto preoccupante è però che il 5G si connetterà a tutto quello che abbiamo intorno (paradigma dell’Internet delle Cose, IoT) e quindi non potremo in alcun modo evitare l’esposizione, tanto più considerando che la futura rete internet/5-6G si dipanerà dallo spazio tramite una miriade di costellazioni satellitari (100mila nuovi satelliti entro il 2030!).

Quali sono gli elementi più significativi in cui ti sei imbattuto e che hanno suggerito la tua attuale posizione riguardo al 5g?
Sarebbe anche interessante che evidenziassi la metodologia di acquisizione dei dati che si utilizza per questo tipo di ricerche, così che anche i non addetti ai lavori si possano fare un’idea chiara sul processo che hai seguito e sul perché i risultati sono “robusti”.

Dopo il 2-3-4G, la ultima generazione di tecnologia telefonica, il 5G, io lo chiamo “cavallo di troia del transumanesimo”. Non serve solo ad aumentare la quantità di dati trasmessi verso il mobile – per quello sarebbe bastato aumentare la frequenza del segnale – ma soprattutto per connettere le cose in una unica rete che raccoglie le informazioni di queste e delle persone che ci vivono intorno.
Tralasciando le problematiche di privacy e di continua sorveglianza, per le quali la gente potrebbe essere anche consenziente, il problema di questo approccio è che ogni nostra azione, dichiarazione, frase online e comportamento verrebbe tracciato per poter essere un domani “usato contro di noi”. Non è solo come rispolverare un’eventuale affermazione infelice in un vecchio post, ma – data la capacità di analisi ed elaborazione che i big-tech hanno tramite le loro macchine ad autoapprendimento (machine-learning) che auto alimentano le IA (intelligenze artificiali) – si tratterebbe di una vera e propria profilazione del comportamento di ognuno di noi.
In questo modo, nel giro di pochissimo tempo, una svariata quantità di professioni e lavori potrebbero diventare obsoleti, perché trattati più efficientemente da robot o softwares rispetto agli umani. Si andrebbe quindi perdendo l’umanità delle interazioni a favore di un trans-umano che si adatti alle nostre necessità senza bisogno di avere un umano che lo fornisca.
La mia totale obiezione a questo modello di società mi ha portato ad oppormi in toto ad ogni millantata idea di progresso che sia potenzialmente connessa a dinamiche di disumanizzaizone.
Se ci pensiamo un attimo, il problema dell’esposizione e dell’aumento di patologie, risulta ben poca cosa di fronte ad una vera e propria distruzione dell’essere umano per come lo conosciamo… e comunque tutto verrebbe curato in maniera automatica con qualche punturina sul braccio.
Se a questo aggiungiamo che il 5G è solo il primo passo di questo processo e che in paesi ultra-sorvegliati dove già funziona un sistema di credito sociale, come la Cina, si sta già sperimentando il 6G ed altre frequenze maggiori, ecco che l’essere umano non si troverebbe solo immerso nelle connessioni su Internet delle cose intorno a lui, ma si troverà egli stesso connesso nella rete. Infatti il passaggio da 5 a 6G sancisce il passaggio dall’Internet delle cose all’Internet dei pensieri, delle emozioni e dei comportamenti: in questo modo il sistema alimentato e pilotato dalle IA saprebbe prima di noi se siamo arrabbiati, se siamo un potenziale pericolo per la società, oppure se siamo una brava pecorella addomesticata a cui concedere i crediti sociali per comperare da mangiare per se ed i propri bambini.

Nell’ambiente accademico, di cui fai parte, solitamente l’atteggiamento è quello di incoraggiare lo sviluppo delle nuove tecnologie minimizzando, talvolta, l’impatto che esse hanno sull’uomo: come è stata accolta la tua posizione? Sei stato contestato in ambito lavorativo?

La mia attività di tutela dell’ambiente è principalmente nata per la tutela del territorio intorno all’osservatorio, quindi si è sempre mossa istituzionalmente nel solco del vantaggio reciproco, dato dalla nostra continua sorveglianza. La lotta all’elettrosmog non è mai stata un problema poiché ci siamo sempre mossi nel solco della legalità promuovendo l’azione istituzionale nel momento in cui questa doveva intervenire e non ci siamo mai sostituiti alle autorità.
Purtuttavia ho notato un certo astio nel momento in cui la naturale evoluzione del nostro comitato divenisse quella di contrastare il dispiegamento delle costellazioni satellitari. Quando esprimevo con i miei colleghi ragioni etico-morali basate sulla salvaguardia di un “human rights” come il cielo buio ed incontaminato, e recriminavo che un magnate come Elon Musk decidesse di “auto-assegnarsi” (in realtà è stata una agenzia americana, l’FCC, a darli) illegittimamente i permessi di inviare in cielo 40mila satelliti che, oltre all’inquinamento delle microonde, producono una miriade di problemi alle osservazioni astronomiche nel visuale, ecco: in quel momento ho ricevuto parecchie critiche basate principalmente sul nulla cosmico.
Invece di concentrarsi sul problema si fermavano a “guardare il dito anziché la luna”, e visto che – come sempre – le chiacchiere fanno solo perdere il filo ed il tempo, alla fine ho totalmente ignorato queste critiche ed ho costruito un fronte internazionale di astronomi contro le costellazioni satellitari. Ho creato un appello, raccolto da 2500 astronomi di professione da più di 50 paesi nel mondo e tradotto in svariate lingue (Appeal by Astronomers: https://astronomersappeal.wordpress.com) che è stato inviato anche all’UNOOSA delle Nazioni Unite oltre che a tutte le istituzioni astronomiche maggiori e al Parlamento Italiano ed Europeo. È sorta anche una fondazione dal nome Safeguarding The Astronomical Sky, SAS-Foundation per legittimare come entità giuridica queste doglianze. Un gruppo di avvocati ambientalisti (americani, australiani inglesi ed italiani) ci ha inoltre contattato per partecipare ad una azione legale internazionale a cui la fondazione SAS porta la voce degli astronomi. Purtroppo di fronte a questa azione le grandi isittuzioni astronomiche (es la IAU = International Astronomical Union) sono rimaste abbastanza sorde ed hanno per lo più minimizzato il problema, e per un cospicuo lasso di tempo hanno anche cercato di coordinare con SpaceX (la società della costellaizone Starlink) delle azioni di mitigazione per diminuire l’impatto visivo, ma senza alcun successo. Nel momento in cui il servizio è stato acceso SpaceX ha dato il ben servito allo IAU ed a tutti gli astronomi: oggi infatti i satelliti starlink sono più luminosi che mai!
Sebbene il mio successo in termini di salvaguardia del cielo sia risultato parziale, posso dire che però in ambito lavorativo, grazie alla mia azione, è stato sollevato il problema (che veniva tenuto volutamente in sordina) ed in finale sono stati messi in riga tutti i colleghi critici che rispondevano ad ordini di scuderia o che semplicemente non condividevano il mio modus operandi.

Nell’attuale panorama della divulgazione che denuncia il problema dell’inquinamento elettromagnetico si riscontrano una pluralità di analisi e posizioni, il che può suscitare commenti critici, soprattutto da parte di chi crede nel progresso tecnologico “a tutti i costi”. È possibile, a tuo avviso, una forma di collaborazione che integri le differenti modalità, considerato l’obiettivo comune?

Non c’è un obiettivo comune quando si applica la “strategia del tabacco” su un argomento scientifico. Chi è in conflitto di interessi non dovrebbe dare opinioni su nessun argomento, poiché il suo parere è di parte, quindi non è giusto in nessun caso che le sue analisi siano la base per un’azione politica.
Il progresso è un concetto prettamente umano e non può essere associato alla tecnologia, che purtuttavia progredisce. Chi millanta e confonde lo sviluppo economico dato dall’evoluzione delle tecnologie con il progresso dell’umanità si pone di fronte ad un bivio pericoloso, poiché – come diceva J.F.Kennedy – anche la bomba atomica è un progresso che può esso stesso rappresentare la distruzione dell’umanità.
Sta all’essere umano comprendere che il progresso significa migliorare la condizione di vita dell’uomo: non sempre una innovazione tecnologica significa progresso, anzi molto spesso i due concetti vanno nella direzione opposta, dato che talvolta le innovazioni sono usate proprio contro gli esseri umani.
Nei vari governi in tutto il mondo non esiste un ministero al progresso della nazione, ma solo un ministero dello sviluppo economico… Ecco: arrivare a confondere queste due parole significa avere una valenza morale che, superato un certo livello nella scala sociale, si perde irrimediabilmente. Ritrovare una dimensione morale è il primo passo per poter guidare una nazione e se non è possibile farlo dall’alto bisognerà organizzarsi dal basso, con comunità etiche che rifiutino in toto questo modello di società che persone senza scrupoli stanno preparando per noi. 

A cura di Alice Lazzari

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Link utili:

Evento Playmastermovie “Transumanesimo e 5g”: https://playmastermovie.com/transumanesimo-e-5g-stefano-gallozzi-evento-playmastermovie

Sui danni da Esposizione: https://comitatotutelamonteporziocatone.files.wordpress.com/2020/06/epistemologia_scienza_e_scientismo_applicata-1-1.pdf
Sui problemi climatici: https://queloilmessia.files.wordpress.com/2018/01/cambiamenti_climatici_report_1-4.pdf
Video 5G e cambiamenti Climatici: https://youtu.be/2ZPEY0Q3rsw

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