Il “green pass” era gia previsto? Il Parlamento europeo nel frattempo lo approva

Il Parlamento europeo ha appena adottato la proposta della Commissione europea riguardante il certificato verde digitale per gli spostamenti all’interno dell’Unione europea. Sono 540 i deputati favorevoli, mentre 119 quelli che hanno votato NO, 31 gli astenuti.

Il certificato verde digitale, di cui si sta parlando oramai da settimane, potrebbe non essere una novità. Il “green pass“, che viene chiamato comunemente anche “pass vaccinale“, mostra alcuni requisiti del documento che era stato preventivato nella ROADMAP per l’implementazione delle azioni della Commissione europea: la “Common UE vaccination card“.

Nel frattempo che descriviamo questo documento, ricordiamo che si sta paventando l’idea che gli Stati membri debbano offrire test Covid gratuiti a tutti i cittadini per evitare discriminazioni, si tratta, tra l’altro, di una richiesta che arriva proprio dal parlamento.

Tutto questo mentre in Italia il Garante privacy ha ammonito il Governo per quello che concerne la creazione e la gestione delle “certificazioni”. Il Garante infatti parla di “criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia”. Ma aggiunge anche che é “quindi necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone“. E’ stato emesso inoltre un avvertimento formale, trasmesso a tutti i ministeri, al Presidente del Consiglio dei ministri e a tutti gli altri soggetti coinvolti. All’interno del testo troviamo scritto, tra le altre cose, che “il cosiddetto decreto riaperture è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali”.

Ma quali informazioni contiene il certificato verde digitale e come verranno conservate?

Nome, data di nascita, data di rilascio, informazioni pertinenti su vaccino/test/guarigione ed identificativo unico. Le informazioni non potranno essere conservate dai paesi visitati, poi – come descrive la pagina UE dedicata – a fini di verifica, vengono controllate solo la validità e l’autenticità del certificato, verificando da chi è stato rilasciato e firmato. Tutti i dati sanitari sono conservati nello Stato membro che ha rilasciato un certificato verde digitale.

Mentre in sede UE durante un incontro avvenuto da remoto, gli eurodeputati responsabili del “dossier green pass” e facenti parte della Commissione per le Libertà civili, hanno spiegato che questo certificato “non sarà un passaporto vaccinale”, ma che invece si tratterà di “un certificato per facilitare il diritto alla mobilità”, poi che non sarà obbligatorio e che si potrà ottenere solo con i vaccini approvati dall’EMA. I parlamentari europei dicono anche che gli Stati membri “devono cessare di imporre imposizioni unilaterali e restituire ai cittadini chiarezza e fiducia” e che ricominciare a viaggiare sarà possibile proprio “se gli Stati membri bloccheranno di nuovo la mobilità”, dunque da quello che esprimono chiariscono il perché, secondo loro, si necessiti del green pass.

I parlamentari sono Sophie in’T Veld del gruppo Renew Europe, Fernando Lopez Aguilar del gruppo Socialisti e Democratici, Jeroen Lenaers del Partito Popolare europeo e Tineke Strik dei Verdi.

Ricordiamo ancora – come riporta il portale dedicato della UE – che:

il 17 marzo 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta al fine di creare un certificato verde digitale, con l’obiettivo di agevolare la libera circolazione “sicura” dei cittadini nell’Unione europea durante la pandemia di COVID-19;

che un certificato verde digitale è una prova digitale attestante che una persona: o è stata vaccinata contro la COVID-19 o ha ottenuto un risultato negativo al test oppure oppure è guarita dalla COVID-19;

che il green pass é costituito sia in formato digitale sia cartaceo, ha un codice QR, é gratuito é nella propria lingua nazionale (ma anche in inglese), é sicuro e protetto, é valido in tutti i paesi dell’UE;

che il certificato verde digitale sarà accettato in tutti gli Stati membri dell’UE e contribuirà – dicono – a far sì che le restrizioni attualmente in vigore possano essere revocate in modo coordinato;

che le autorità nazionali sono responsabili del rilascio del certificato. Potrebbe, ad esempio, essere rilasciato dagli ospedali, dai centri di test o dalle autorità sanitarie;

che i cittadini viaggiatori dell’UE o i cittadini di paesi terzi che soggiornano o risiedono legalmente nell’UE in possesso di un certificato verde digitale dovrebbero essere esentati dalle restrizioni alla libera circolazione allo stesso modo dei cittadini dello Stato membro visitato.

Ma in una delle note troviamo scritto che “se uno Stato membro continua a imporre ai titolari di un certificato verde digitale l’obbligo di quarantena o di effettuare un test, deve comunicarlo alla Commissione e a tutti gli altri Stati membri e giustificare tale decisione”. Allora ci domandiamo se esiste effettivamente la possibilità che le persone viaggiatrici in un paese straniero vengano obbligate a sottoporsi a test e quarantena, quindi a trattamenti sanitari ed a restrizioni di circolazione.

Ora, va detto però che anche se inizialmente non sembra proprio la stessa cosa, un documento del genere, che quindi riportasse dati vaccinali, dati personali ed altre informazioni, era in qualche modo già previsto anni addietro, tanto é vero che lo ritroviamo nella ROADMAP per l’implementazione delle azioni della Commissione europea.

Al primo punto della ROADMAP ci risulta appunto la “carta delle vaccinazioni” e viene descritto di esaminare “la fattibilità dello sviluppo di una carta o passaporto comune delle vaccinazioni per i cittadini dell’UE (che tiene potenzialmente conto dei diversi programmi di vaccinazione nazionali e), che è compatibile con i sistemi informativi elettronici di immunizzazione e riconosciuti per l’uso transfrontaliero, senza duplicare il lavoro a livello nazionale”.

In programmazione dal 2018 al 2021, invece si parlava (sempre nel testo del documento della UE) di “sviluppare una guida dell’UE per creare un sistema informativo elettronico di immunizzazione completa per un monitoraggio efficace dei programmi di immunizzazione”.

Nel frattempo, come abbiamo già detto sopra, il certificato verde digitale é già stato approvato.

Andrea Ippolito

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