COSCIENZA INFORMATA

KAZAKISTAN NEL CAOS, INTERVIENE LA RUSSIA

Kazhakistan, il presidente Tokayev autorizza l’uso delle armi sui civili in protesta fra cui, a sua detta, ci sono molti infiltrati addestrati all’estero. 26 i morti fra i manifestanti e 18 gli agenti. Più di 3000 i feriti.

Questi i numeri di un azione di repressione autorizzata dal presidente della nazione ex sovietica che preoccupano l’occidente. Si parla di rivoluzione e il grido dei manifestanti che arriva nei palazzi del potere è “fuori i vecchi” e “dimissioni del governo”, in riferimento all’ex premier Nazarbaev che ha governato il paese per quasi 30 anni fino al 2019.

Le proteste si accendono il 2 gennaio nella cittadina Janaozen per poi estendersi ad Atkau, sul mar Caspio, a seguito di un raddopio del prezzo del gpl. Il paese, ricordiamolo, è un importante esportatore di gas naturale oltre che produttore di petrolio.

Il 4 gennaio Tokayev chiede al popolo di “essere prudenti e di non cedere alle provocazioni”, la versione del presidente kazako è infatti quella di infiltrazioni fra i manifestanti di terroristi e destabilizzatori del paese e da qui la giustificazione ad usare le armi per respingere i manifestanti. Tokayev dichiara lo stato di emergenza in diverse regioni compresa Almaty e blocca le comunicazioni internet e reti cellulari. Ma è nella notte fra il 4 e il 5 gennaio che la tensione aumenta, nonostante le autorità abbiano acconsentito ad una riduzione dei prezzi del carburante, migliaia di manifestanti si dirigono presso il municipio di Almaty incendiandolo, per poi andare verso la residenza presidenziale e l’aereoporto. La mattina seguente il presidente Kazako fa cadere il governo, elegge primo ministro Smailof, ex vice premier, estende lo stato di emergenza a tutto il paese con coprifuoco dalle 23 alle 7 e chiede aiuto al Cremlino.

Il giorno seguente, il 6 gennaio, arrivano gli aiuti da Mosca e alleati. Questi infatti inviano un Forza Collettiva di Mantenimento della Pace composta da truppe Russe, Bielorusse e Armene. Tutto questo mentre l’occidente osserva attentamente e dichiara le sue proccupazioni. Il 7 gennaio le manifestazioni essendo ancora in essere, viene dato l’ordine di sparare ai rivoltosi mentre Europa e Casa Bianca chiedevono il dialogo.

L’8 gennaio invece, il sito del Cremlino dichiara che c’è stato un colloquio fra Punin e Tokayev e che le rivolte sono sotto controllo mentre l’ex premier ed ex capo della sicurezza Larim Massimov viene arresto per tradimento. L’ex considegliere presidenziale, Yertysbayev, ha infatti affermato che le rivolte sono state causate dal tradimento di alti funzionari della sicurezza, che la ribellione armata è stato un tentativo di colpo di stato e che senza l’aiuto di traditori nelle alte cariche delle forze dell’ordine non sarebbe stato possibile un simile scenario.

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