La risposta dei campioni all’imposzione vaccinale

Volge al termine la telenovela di Novak Djokovic, rientrato lunedì 17 gennaio a Belgrado dopo essere stato espulso dall’Australia.
Il fuoriclasse serbo del tennis è finito sotto i riflettori mediatici in conseguenza del suo fermo rifiuto di sottoporsi al trattamento sperimentale per il Covid. Dopo il suo arrivo in Australia è stato trattenuto dalle autorità per oltre dieci giorni, durante i quali ha presentato e vinto un ricorso ma il ministro per l’immigrazione Hawke ha comunque optato per il ritiro del visto a cui ha aggiunto un’interdizione di tre anni dal Paese. Per la prima volta è stato impedito al campione uscente degli Australian Open di difendere il titolo per ragioni meramente politiche.
L’esclusione di Djokovic è una sconfitta non solo per il torneo ma per tutti gli appassionati di tennis e per il mondo dello sport in generale.
Alcuni atleti hanno lamentato problematiche respiratorie nel corso dei primi giorni del torneo. Il 17 gennaio, durante il match tra Delbonis e Martinez, uno dei raccattapalle si è accasciato a terra ed è stato immediatamente soccorso dai due tennisti.

In Italia invece Marco Melandri, l’ex campione del mondo di motociclismo, ha dichiarato di essersi esposto volontariamente al contagio da Covid 19 al fine di poter lavorare senza vaccinarsi in quanto non ritiene il vaccino un’alternativa valida. Ha affermato che considera il green pass un ricatto e che lo utilizzerà solamente per lo stretto necessario. Senza prendere posizione nei confronti di vaccinati e non vaccinati, si è dichiarato contrario alle violazioni della libertà in atto, in quanto la Costituzione sancisce la libertà di scelta in merito alle cure.

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