La scuola è finita?

Voglio parlarti del perché, la scuola di oggi, può essere davvero considerata al capolinea di un ciclo di vita che necessita una riforma completa, per non dire “totalitaria”, e di come la si può chiamare in tanti modi tranne che Scuola. Quella con la “S” maiuscola.

Volutamente tralascerò gli aspetti di tipo economico e del trattamento riservato agli insegnanti, dei programmi scolastici, della Dad, degli invalsi perché oltre a ciò bisogna davvero partire ancora prima, ovvero, dalla “natura” che la scuola incarna come principio.

Innanzitutto lo faccio partendo da cosa significa il termine “scuola” perché da questa premessa si può capire tutto di come la scuola che oggi conosciamo, forse e anche soprattutto rispetto al passato, per intenderci parlo della scuola nata dal dopoguerra a oggi, non può certo definirsi come tale. E forse, non è mai stata davvero una scuola.

La mia analisi non va a toccare solo quei temi che oggi sono al centro del dibattito politico/istituzionale con le “nuove” previsioni riguardo la didattica a distanza, vero vomito educativo, che reputo come l’ultima “porcata” che mancava prima di arrivare al capolinea.

Infatti, da solo basterebbe questo tema per demolire definitivamente questo carrozzone. Ma in realtà tutto parte da molto lontano.

Ovviamente qualcuno potrà obiettare che è fin troppo facile parlare oggi dopo tutti i danni che sono stati fatti, ma un conto è sbagliare un altro è continuare a perseverare nell’errore.

Un ruolo importante infatti, lo giocano proprio i genitori molti dei quali, non avendo mai ricevuto una adeguata formazione rispetto all’educazione e alla pedagogia, si fidano e si affidano a gli insegnanti di “sistema” che con il loro “colletto bianco”, molti dei quali volutamente schierati a favore del potere scuola, esercitano una subdola influenza e manipolazione evitando così che gli stessi genitori possano evolvere.

L’origine del termine scuola è latina, infatti la sua etimologia è riconducibile al termine scola (o schola) che deriva a sua volta dal greco σχολή (scholè) che, un po’ sorprendentemente, significa ozio, riposo.

Impressionante vero?

Eppure la lingua latina come quella greca portano con se il dono della maieutica, della sintesi, dell’eloquenza, dell’analisi etimologica delle parole. Ma allora come è possibile che la scuola di oggi non “incarni” in nessun modo il principio di rispetto del riposo così come deriva dalla sua etimologia?

Personalmente le mie conclusioni già le ho fatte più o meno attendibili riguardo a come la scuola non sia la Scuola, ma voglio lasciarti la possibilità di giungere da solo alle tue. So solo una cosa, che la scuola di oggi ha perduto, ma forse non ce l’hai mai avuto, il proprio valore educativo.

Istruttivo si, ma l’educazione è ben altra cosa.

L’educazione, dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”), derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”), secondo altri deriverebbe dal verbo latino educare (“trarre fuori, allevare”). È l’attività, influenzata nei diversi periodi storici dalle varie culture, volta allo sviluppo e alla formazione di conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo.

In altri termini pedagogici l’educare coincide nel guidare e formare qualcuno, specialmente i bambini, gli adolescenti e i giovani, affidando e sviluppando le loro facoltà intellettuali e qualità morali per far si che essi raggiungano la maturità e la preparazione per svolgere determinati compiti.

Ora, a me sembra che la scuola di oggi sia tutto tranne che capace di “guidare e formare”, che sia in grado di istruire ovvero dare istruzioni, per lo più condizionamenti, compiti, giudizi, voti, note ecc, ma niente che parli di “insegnamenti”, quelli veri ovviamente, e quindi fuori quasi o del tutto dal ruolo che ci si aspetterebbe da una istituzione così fondamentale per la società, in quanto preposta alla formazione dei nuovi adulti.

Aggiungo, che rispetto al ruolo di guida che la scuola dovrebbe avere, tutto può tranne che pensare di essere in grado di rappresentare quel luogo in cui i bambini, i ragazzi e gli adolescenti possono sviluppare le loro facoltà intellettuali e, soprattutto, qualità morali.

Eh già, qualità morali. Tutte quelle qualità che se non sviluppate sin da piccoli vengono perdute e la società si ritrova non solo adulti ignoranti, ma anche inconsapevoli e irrisolti.

La scuola pertanto va rifondata totalmente, visto anche che siamo nel bel mezzo di una dittatura sanitaria, mediatica, politica, economica, finanziaria, alimentare ed educativa, opps, d’istruttiva, ma senza aspettare  di vederlo fare da coloro i quali sono gli stessi artefici di questa disfatta, un cataclisma cominciato a partire dagli anni subito dopo il dopoguerra. Bensì partendo da noi stessi perché siamo noi la Scuola.

Qualcuno mi chiede se salverei qualcosa della scuola. Ad oggi l’unica cosa che sento di “salvare” sono tutti quegli insegnanti “Veri Maestri”, Maestri del Cuore, ovvero, chi ha nel cuore la pedagogia e sa cosa significa educare e non coloro che si limitano a seguire o dare semplici “istruzioni”.

Parlo di coloro che hanno scelto di essere insegnanti perché amavano e amano questo lavoro. Ripartirei da loro perché la scuola, come la chiesa del resto, non è delle istituzioni. È di chi ci abita. Come nei Templi.

La Scuola quale Tempio della Conoscenza.

“Uomo conosci te stesso e conoscerai l’universo” (Oracolo di Delphi).  A scuola non si insegna la Conoscenza, si distribuiscono solo informazioni e le informazioni non è conoscenza.

La vera Conoscenza, quella appunto che manca nella società proprio perché non abbiamo adulti integri moralmente e capaci di essere onesti, autentici, umani, accoglienti, rispettosi, gentili .. solo per citare alcuni fondamentali valori umani …  è un processo che non si basa sullo “studio” asettico delle materie scolastiche. Quanto piuttosto sulla ricerca.

La “ricerca” è il vero metodo di studio. Basterebbe, infatti, questo per demolire l’idea che abbiamo della scuola oggi e risvegliare tutte quelle persone che ancora ci credono e comprendere che a scuola si studia di tutto tranne ciò che conta veramente. Ossia, l’essere umano.

Ecco allora che la scuola non educa per il semplice fatto che non aiuta, non guida, non incoraggia e non favorisce lo sviluppo dell’individuo e delle sue unicità, qualità, capacità, attitudini, talenti. Riempie solo di informazioni per omologare comportamenti e pensiero. Anzi, annienta proprio la capacità di libero pensiero.

Spostando dunque l’asse del discorso sino a ribaltare totalmente l’attuale paradigma scolastico giungiamo a capire che la Vera Scuola può essere solo quella riconosciuta quale Tempio della Conoscenza dove i bambini, i ragazzi e gli adolescenti vengono a conoscere e sviluppare se stessi.

Non si studia più pertanto solo il mondo in rapporto a se stessi, ma l’esatto contrario. Si studia, ricerca e scopre se stessi, il proprio Talento e la propria Conoscenza e la si contestualizza al mondo. La si porta nel mondo. Quale unicità e Dono di Dio.

Solo in questo modo è possibile permettere ai futuri uomini, alle nuove generazioni, alla classe dirigenziale di domani di portare nel mondo il proprio valore eliminando di fatto il conformismo e l’omologazione. Tutto il resto personalmente è da ri-fondare.

Alla luce di queste riflessioni non resta altro che diffondere il più possibile la consapevolezza della necessità di un cambiamento radicale che, come sempre, deve partire proprio da color che oggi sono i “titolari”, gli “esperti” in ambito educativo.

Siamo noi, infatti, visto che proveniamo più o meno tutti dal medesimo modello e percorso educativo, che dobbiamo tornare a scuola. Noi adulti, insegnanti e genitori. Tutti.

Siamo noi i primi a non essere stati “educati” e come possiamo pensare, a volte pretendere, di voler “insegnare” agli altri qualcosa quando non la conosciamo neanche noi per primi?

Daniele Pulciani

Ps: la scuola è finita neanche ci avessero bombardato sopra.

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