Sanchez

La svolta della Spagna: verso la fine della narrazione Covid?

Arriva dalla Spagna un forte segnale che fa presagire un sempre più prossimo cambiamento nella narrazione della pandemia di Covid-19.

Nella mattinata di oggi, infatti, tutti i media europei hanno dato risalto alle dichiarazioni del premier Pedro Sánchez: intervistato in diretta da Cadena Ser nel programma Hoy por hoy (vedi l’intervista qui), non ha usato mezzi termini per far capire quali siano i prossimi passi del governo per uscire dalla crisi generata dalla pandemia.

Dopo sei ondate del virus, l’orientamento è quello di cambiare i parametri per valutare la pandemia: “Stiamo andando verso una malattia endemica anziché una pandemia come prima. Dobbiamo rispondere con nuovi strumenti a questa situazione. Voglio fare un annuncio: il governo spagnolo sta per acquistare antivirali COVID prodotti da Pfizer. Arriveranno 344.000 dosi a gennaio”.

Fra i nuovi strumenti, Sanchez afferma che si sta preparando un piano per la “gripalización del virus”, ovvero lo si tratterà come quello dell’influenza: ciò significa che non è più necessario contabilizzare tutti i contagi e fare test se non si hanno sintomi. Si utilizzerà un’unità definita “sentinella”, la quale rileverà in modo strategico eventuali focolai negli ospedali e nelle scuole.

Inoltre quest’anno la Spagna potrà contare sul nuovo vaccino, prodotto in loco, che dovrebbe essere efficace anche per l’attuale variante Omicron.

Infine, sulla possibilità di attuare un eventuale obbligo vaccinale per i cittadini che non l’hanno ancora fatto, ha commentato: “Si tratta di un dibattito rilevante per altre parti d’Europa, ma non in Spagna, dove il 90% della popolazione ha la vaccinazione completa (2 dosi)“. Secondo il premier, un atteggiamento pedagogico per incoraggiare è la migliore strategia per la campagna vaccinale.

In Spagna sta cambiando la narrazione Covid-19: ecco tutti i punti che porterebbero ad una fine della pandemia

Le importanti dichiarazioni di Sanchez non sono però l’unico segnale che qualcosa nella Penisola iberica sta cambiando. Già nel 2021 ci sono stati eventi significativi che hanno fatto sì che la Spagna si differenziasse da altri paesi europei, soprattutto Francia e Italia.

  • Innanzitutto ricordiamo l’inaspettata sentenza della Corte Costituzionale (luglio 2021) che ha dichiarato il lockdown incostituzionale. La reclusione decretata dal governo spagnolo il 14 marzo 2020, durata quasi tre mesi, non poteva quindi essere attuata, in quanto il confinamento ha portato alla sospensione dei diritti fondamentali (e non alla semplice restrizione) come la libera riunione, la manifestazione, il movimento, la residenza e la mobilità, tra gli altri. La Costituzione in Spagna consente solo, in caso di allarme, di stabilire misure restrittive, ma non sospensive. Tale sentenza ha fatto sì che il governo abbia dovuto restituire tutte le sanzioni comminate durante il lockdown.

  • La questione mascherine obbligatorie all’aperto: nella sua ultima intervista, Sanchez conferma che l’uso delle mascherine è una delle armi più efficaci per contrastare la diffusione del virus. Per questo il governo ha deciso di rimettere l’obbligo all’aperto a partire dal 23 dicembre scorso. Ma, a differenza del decreto pubblicato il 14 marzo 2020, l’ultimo testo nel BOE (Boletín Oficial del Estado) non fa riferimento all’articolo della legge sugli stati di allarme e di eccezione che consente di punire chi non si attiene agli ordini dell’autorità con una multa di 100€. Questo significa che vi è un vuoto legislativo: le comunità autonome non hanno ricevuto sufficienti rassicurazioni in merito e la polizia nazionale non sta procedendo con le sanzioni, poiché sarebbero facilmente contestabili. Semplice svista del Governo oppure c’è qualcos’altro sotto?
  • I nuovi protocolli per le scuole: oggi sono riprese le lezioni in tutto il Paese dopo la pausa natalizia e sono entrate in vigore le nuove misure. La più significativa è quella che riguarda le materne e le elementari: gli alunni non dovranno osservare nessuna quarantena a meno che nelle classi non si verifichino 5 o più casi positivi nella stessa settimana. Solo gli alunni immunodepressi, per precauzione, dovranno restare a casa. Con 5 o più contagiati resteranno a casa solo gli alunni non vaccinati, ma ad oggi, viste le percentuali dei vaccinati nella fascia 5-11 (ovvero il 30% circa), resterebbe a casa la maggior parte della classe. C’è da precisare che lo scorso anno il virus nelle scuole spagnole ha raramente visto più di 2/3 casi per classe.

Tutto questo mette in evidenza una situazione estremamente diversa da quella italiana, dove invece si sta puntando su restrizioni sempre più punitive che arrivano addirittura ad escludere le persone dalla possibilità di lavorare e, quindi, avere uno stipendio.

Per concludere, un rapido excursus alla situazione del Covid in Spagna (alla data del 7/01/2021):

  • numero contagiati il 7/01: 35.311
  • casi positivi negli ultimi 7 giorni: 77.342
  • decessi negli ultimi 7 giorni: 331
  • tasso di occupazione delle terapie intensive: 23,57%

Nonostante il tasso di occupazione delle terapie intensive sia superiore a quello dell’Italia, che ad oggi è del 17%, la Spagna ha deciso di virare drasticamente, scegliendo di non imporre restrizioni e di classificare il virus come endemico.

Restiamo in attesa di capire come si muoveranno gli altri Stati europei. Al momento solo l’Italia pare spingersi verso un baratro sempre più rischioso per l’economia e la salute psicofisica dei cittadini, con evidente violazione di fondamentali diritti.

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