L’America già si pente di aver votato per Biden

La nuova amministrazione del presidente Joe Biden parte con diverse note negative. Dopo un’inaugurazione abbastanza surreale, con bandiere sulla National Mall a Washington al posto degli spettatori, il nuovo POTUS ha iniziato il suo percorso. 

Ma le dichiarazioni fatte nei giorni successivi all’insediamento hanno lasciato con l’amaro in bocca buona parte dell’America. Il 22 gennaio le sue dichiarazioni relativamente al Sars-Cov 19 sono state sconfortanti. 

Ha infatti dipinto un quadro desolante dell’epidemia, avvertendo che ci vorranno mesi per invertire la traiettoria della stessa e che ci si aspetta un drammatico aumento delle vittime nelle prossime settimane.

Il piano annunciato da Biden durante la campagna elettorale ora pare non sia efficace

Il virus sta aumentando. Siamo a 400.000 morti e ci si aspetta di raggiungere la cifra di oltre 600.000“, ha detto Biden venerdì prima di firmare due ordini esecutivi progettati per ridurre la fame e sostenere i diritti dei lavoratori in mezzo alla pandemia.

Ha poi aggiunto che “non c’è niente che possiamo fare per cambiare la traiettoria della pandemia nei prossimi mesi“. Il presidente ha ripetutamente avvertito che la situazione è destinata a peggiorare prima di migliorare.

Questo va in direzione contraria a quanto affermato nei mesi scorsi: durante la campagna elettorale. Biden mise bene in chiaro che lui aveva un piano contro il Covid, che compare sul sito dei candidati democratici, mentre l’amministrazione Trump non aveva fatto nulla negli ultimi mesi.

E proprio sul Covid ha puntato per aggiudicarsi più elettorato, il quale ora si aspetta risposte concrete per uscire dalla crisi sanitaria ed economica.

Biden cancella migliaia di posti di lavoro dei suoi elettori

Ma non c’è solo la questione relativa al Covid19 a scontentare buona parte dell’elettorato democratico.

La LIUNA (Laborers’ International Union of North America) è uno dei più importanti sindacati presenti negli USA, il quale conta più di mezzo milione di iscritti.

Lo scorso 7 novembre, terminate le elezioni presidenziali, sul sito della LIUNA e su Twitter scrivevano: “Al presidente eletto Biden e al vicepresidente eletto Harris vanno le nostre congratulazioni per la loro storica vittoria. I membri della LIUNA sono stati orgogliosi di stare al fianco di Joe sostenendo, votando e facendo uscire amici e familiari come mai prima d’ora per una squadra che si impegna per il movimento sindacale e per la protezione dei nostri mezzi di sussistenza. […] Nei prossimi mesi, LIUNA sarà onorato di lavorare con l’amministrazione Biden e i candidati pro-lavoratori ad ogni livello di governo per aiutare a far progredire la nostra nazione, costruire le nostre infrastrutture e ripristinare la nostra economia”.

Neanche il tempo di entrare nello studio ovale che Joe Biden riserva un’amara sorpresa per i lavoratori che lo hanno sostenuto: ha infatti cancellato la costruzione dell’oleodotto Keystone XL.

E così la LIUNA non può fare a meno di constatare che migliaia di iscritti al loro sindacato resteranno senza lavoro.

Sul profilo Twitter il 20 gennaio scrivono: “La costruzione di oleodotti è stata un’ancora di salvezza per molti membri di LIUNA in tutto il paese. La decisione anticipata di cancellare l’oleodotto Keystone ucciderà migliaia di posti di lavoro sindacali ben pagati“. Il tweet è stato subissato di commenti.

I Nativi Americani contestano la scelta di Biden

Anche i nativi americani hanno ricevuto una sorpresa poco piacevole. Mentre a fine 2020 l’entusiasmo era alto, anche grazie alla nomina di Deb Haaland come segretaria agli affari interni (prima nativa americana a diventare ministro), ora è bastato un atto esecutivo a raffreddare le speranze.

Appena insediato, Biden ha infatti congelato tutti i permessi federali per l’estrazione di petrolio e risorse naturali giustificando tale scelta nell’ottica di fermare il cambiamento climatico.

Questo però ha bloccato anche gli enti tribali, per i quali lo sfruttamento delle risorse è essenziale per la loro sussistenza.

Una tribù di nativi americani produttori di petrolio venerdì ha chiesto al Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti un’esenzione dalla recente sospensione temporanea del leasing di petrolio e gas e dei permessi sulle terre federali e tribali, dicendo che la mossa avrebbe colpito la sua economia e sovranità.

La reazione della tribù indiana Ute riflette la tensione finanziaria che alcune comunità dovranno affrontare a causa del congelamento del programma governativo di leasing di combustibili fossili.

La lettera dello UTE

La tribù indiana Ute e altre tribù che producono energia si basano sullo sviluppo energetico per finanziare i nostri governi e fornire servizi ai nostri membri“, scrive Luke Duncan, presidente del comitato commerciale della tribù indiana Ute nello Utah, in una lettera al segretario degli interni Scott de la Vega.

Duncan continua con affermazioni molto pesanti: “Il vostro ordine è un attacco diretto alla nostra economica, sovranità e diritto di autodeterminazione. Le terre indiane non sono terre pubbliche federali. Qualsiasi azione sulle nostre terre e i nostri interessi può essere presa solo dopo un’effettiva consultazione delle tribù“.

Non certo il migliore degli inizi per il nuovo presidente.

Fonti

https://www.liuna.org/news/story/biden-harris-election-win-a-victory-for-our-nation-and-working-class-americans

https://cronkitenews.azpbs.org/2020/12/23/tribal-leaders-optimistic-about-biden-haaland-nomination-a-good-start/

https://www.reuters.com/article/usa-interior-drilling/oil-producing-native-american-tribe-seeks-exemption-from-biden-drilling-pause-idUSL1N2JX2AW

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