L’economia delle emergenze

Molti sono convinti del fatto che, se non ci fossero gli #Stati, i grandi #poteri economici dilagherebbero, ma l’ospite di questa serata – Davide Rossi, analista politico – è convinto del contrario: “i grandi poteri #multinazionali dilagano proprio grazie agli Stati. I quali, attraverso il potere coercitivo delle #leggi, favoriscono l’affermarsi dei grandi oligopoli. Anzi, gli stessi Stati fanno parte di un’unica costellazione di potere politico/finanziario ad altissimo tasso tecnologico intrecciato al sistema militare”.

Le domande scomode nascono spontanee: a chi e a cosa sono servite la pandemia e, ora, la #guerra in Ucraina? Il fermare l’economia ha veramente danneggiato tutti o c’è qualcuno che ne ha tratto vantaggio? Cosa sarebbe successo al sistema bancario, al mondo della grande speculazione, alle borse valori e alla stessa #economia reale se non ci fosse stato l’avvento del Covid-19 e poi del #conflitto russo-ucraino?

La società delle #emergenze, fra cui quella sanitaria, è funzionale al mantenimento del #potere da parte del ristrettissimo gotha finanziario globale. Ecco perché sono sempre più i #banchieri che assumono direttamente il comando dei #governi e degli Stati, con tutto ciò che ne consegue nella visione del mondo e, soprattutto, nella tutela di certi interessi.

In questa diretta scopriamo quali poteri omnipervasivi e distruttivi costituiscano ciò che noi chiamiamo Stato, e vedremo l’inestricabile intreccio politico, sanitario, finanziario e militare di cui è composto.

«Dopo due anni di tragica farsa pandemica e di pericolosissima emergenza bellica, occorre una riflessione politica sul ruolo degli Stati nelle nostre vite. Siamo di fronte a un cambio di paradigma. La gestione autoritaria di economia e società si impone come condizione necessaria alla sopravvivenza (distopica) del capitalismo stesso. L’agenda che ha partorito il fantasma della pandemia come religione sanitario-vaccinale nasce dalla percezione della sopravvenuta impraticabilità di un capitalismo a base liberal-democratica.

Lo scenario che ci si prospetta, se solleviamo il velo di Maya, è di carattere marcatamente neo-feudale. Masse di consumatori sempre meno produttive vengono regimentate, semplicemente perché i nuovi globalizzatori non sanno più che farsene. Insieme ai sottoccupati e agli esclusi, il ceto medio impoverito diventa un problema da gestire con il bastone del #lockdown (a breve anche in versione climatica), del #coprifuoco, della #propaganda, e della #militarizzazione della società, piuttosto che con la carota del lavoro, del consumo, della democrazia partecipativa, dei diritti sociali (sostituiti nell’immaginario collettivo dai diritti civili delle minoranze), e delle meritate vacanze».

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