Libertà di parola significa libertà di creare

Nell’era post covid abbiamo assistito ad artisti, esperti e professionisti della cultura che solo provando a toccare certi argomenti sono stati oggetto di pressioni, censure, intimidazioni e vessazioni fino a silenziarsi lasciando il campo libero a personaggi come Fedez, J-Ax o Alessandra Amoroso che al contrario non hanno mostrato remore a farsi portavoce dell’establishment con la sua propaganda mediatica e le sue evidenti contraddizioni. Un panorama desolante quello della libertà d’espressione artistica del nostro paese.

E dire che fu proprio il Consiglio d’Europa che lo scorso anno espose un Manifesto sulla libertà di espressione dell’arte e della cultura nell’era digitale che riassumeva l’importanza della creazione artistica e dell’industria culturale per le nostre società democratiche e ribadiva l’impegno per la loro tutela, che l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, estende alla libertà di espressione artistica. “Il potere dell’arte di comunicare e di aprire nuove prospettive e idee trasforma l’artista, la sua mobilità e la sua libertà, in una risorsa strategica per la società e contribuisce a superare la sua frammentazione e ad affrontare le sfide globali di oggi”.

Un’intento nobile ma totalmente disatteso che ha visto la quasi totalità degli artisti italiani nascondersi dietro un’assordante silenzio. Opportunismo certo che ha garantito a molti artisti in panchina la riapertura della stagione dei concerti al “suono” del Green Pass, il lascia passare tanto caro alle moderne dittature tecnocratico sanitarie. Ma nella “malaugurata” ipotesi che il popolo del buon senso riesca nell’impresa di liberare il paese dalla morsa del pensiero unico imperante che fine faranno certi pseudo artisti se non la stessa dei loro burattinai?

Fuori dai confini nazionali la situazione non è poi molto diversa, a parte casi come quello di Richard Ashcroft, l’ex leader dei Verve, che ha rifiutato recentemente di esibirsi ad un concerto in cui era richiesto il Green Pass. Ma a fare da contraltare alla pletora di artisti senza voce, ci sono due mostri sacri della musica contemporanea che senza mezzi termini hanno preso una posizione chiara ed inequivocabile contro il sistema.

Come Roger Waters, che in un incontro pubblico in sostegno di Jiulian Assange, rivela di aver ricevuto da parte di Mark Zuckerberg la richiesta di utilizzo della canzone dei Pink Floyd “Another brick in the wall” per la realizzazione di un promo del social instagram. Nonostante il compenso esorbitante Waters risponde con un poco elegante ma certo efficace “Fuck You”.

Ma lo scettro del re della resistenza mondiale oggi viene consegnato ad Eric Clapton, che dopo essersi vaccinato, con annesse reazioni avverse, dichiarò a mezzo stampa, di aver avuto paura di non poter più suonare. Quale incubo più grande per un’artista se non quello di non poter imbracciare una chitarra, un pennello, una macchina da presa, di non poter dar voce alla propria arte? E così Clapton ha pensato bene di dichiarare in versi e in musica “Tutto questo deve finire. Quando è troppo, è troppo. Non posso più sopportare queste stronzate. Se volete prendervi la mia anima dovrete venire e sfondare questa porta”. Un tributo all’arte e alla sua inviolabile essenza che va difesa anche con la morte.

Quella morte che forse ha temuto il collega Paul McCartney che vaccinandosi al motto di “Fatelo anche voi, è cool” è sfuggito, a differenza di Clapton, alle possibili reazioni avverse.

Una foto tratta dal profilo Twitter di Paul McCartney, Roma, 3 Agosto 2021. TWITTER

Non ho informazioni riguardo a suoi prossimi concerti, ne so se accetterà esibizioni con il Green Pass, ma mi chiedo se sarà coerente con l’esibizione tenuta insieme ai Beatles nel 1964 in Florida, quando il gruppo dei fantastici quattro si oppose alla possibilità di un’esibizione in cui il pubblico venisse diviso per razze, contribuendo così al primo concerto pop senza segregazione razziale della Florida.

Un chiaro esempio di come un’artista, quando è consapevole del proprio potere creativo, può contribuire anche politicamente al cambiamento.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Fare informazione è un lavoro a tempo pieno che richiede molte energie e risorse. Insieme possiamo creare un maggiore impatto nella coscienza collettiva, insieme siamo più forti!

Iscriviti alla Newsletter per rimanere aggiornato sulle novità e sui servizi che offriamo. L'informazione libera è un diritto che tutti devono avere.