Neuro-tecnologie e sovranità dell’Io.

All’alba dei neuro-diritti, è lecito fare tutto ciò che è possibile fare?

Mentre la bio-etica arranca per stare dietro alle bio-tecnologie che fanno balzi da gigante, il mondo giuridico comincia ad interrogarsi sulla privacy cerebrale e i neuro-diritti. Fantascienza? No. 

Quello che era sempre stato considerato inviolabile, il mondo interiore, sta diventando una terra di conquista. 

Già da anni aziende private come la Neuralink, stanno lavorando sull’impianto di micro-chip nel cervello, ed è del 1 febbraio scorso l’annuncio del CEO Elon Musk di aver inserito un processore wireless nel cervello di una scimmia.

Per rendere innocua ed accettabile la notizia ha aggiunto che la scimmia ora si diverte a giocare ad un videogame usando i suoi impulsi cerebrali, e “sembra davvero felice!” 

In un vicino futuro questa neuro-tecnologia potrebbe essere sdoganata e resa appetibile in virtù di benefici legati allo svago, alla salute, alla praticità nell’interagire con le macchine usando il loro linguaggio.

Ma se si tratta di un processore che emette output, cosa impedisce l’immissione di input, ovvero di impulsi che arrivano dall’esterno? 

Si può indurre il possessore del microchip a fare azioni fisiche o ad avere pensieri ed emozioni? 

Chi controlla i dati? 

Quali decisioni può prendere il ‘controllore’ sulla base di quello che legge nel cervello? 

E cosa può far emergere il ‘controllore’ nella coscienza dell’uomo-macchina? Magari la pubblicità di quel prodotto che ha cercato su internet? O l’idea di quel politico che guarda caso sovvenziona l’industria produttrice? O forse un impulso emotivo che induce rabbia e violenza o al contrario paura e passività? 

E come farebbe l’uomo-macchina a distinguere i suoi propri pensieri da quelli che vengono indotti artificialmente? 

Già adesso, per la verità, risulta difficile pensare con la propria testa – questa espressione fa quasi tenerezza oggi – visto il bombardamento mediatico che si avvale dei più sofisticati meccanismi di manipolazione e ri-programmazione neurolinguistica.

Sulla base della nuova branca giuridica dedicata al rapporto tra diritto e neuroscienze, e in considerazione delle emergenti neuro-tecnologie, il 28 gennaio scorso il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha organizzato un convegno dedicato alla privacy e alla tutela della “persona ai tempi delle neuroscienze”.

Il Presidente del GPDP Pasquale Stanzione ha esordito il suo intervento, denso di riferimenti filosofici e letterari, sottolineando come “nell’ora presente, il rapporto con la tecnica è, forse, il più rilevante, perché non tocca una sola dimensione del nostro vivere, ma le investe tutte, trasversalmente e alla radice, mutando lo sguardo prima ancora che il suo oggetto e delineando una diversa antropologia e nuove domande di senso”. 

Mentre in un altro passaggio ammonisce: “Queste ed altre forme di “brain reading”, fondate sull’analogia tra la decodificazione dei dati neurali e l’interpretazione funzionale, semantica, dei contenuti lasciano dunque intravedere la possibilità, almeno in un prossimo futuro, di analisi e “lettura” (ma anche condizionamento e persino predizione) di intenzioni, di emozioni, di asserzioni di verità o menzogna”

Dopo i recenti farmaci genetici che per il nostro bene vanno a interagire con il DNA umano comunicandogli istruzioni, toccherà al cervello umano ricevere dall’esterno istruzioni cerebrali, e quindi comportamentali, per amor di scienza e progresso?

Qualcuno si sorprenderà se, avvalendosi delle più sottili e avanzate strategie di marketing, il nuovo accessorio sarà venduto come la soluzione tanto attesa a tanti problemi e come il soddisfacimento di reconditi e/o frivoli desideri? 

Per imbastire ‘problemi’ da risolvere e ‘desideri’ da esaudire le ditte produttrici sono in già work in progress! E se non bastasse, magari al consumatore indeciso verrà, chissà, presentato un ricattino… di quelli che non si possono rifiutare.

Solo la conoscenza, lo studio delle tecniche di marketing moderno e il risveglio delle coscienze ci può salvare, o almeno pre-parare.

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