“Non fare di me un idolo mi brucerò”

Un inno anarchico all’individualismo sociale

Spesso, in passato, ho erto a “idolo” persone che hanno semplicemente scelto di prendersi la responsabilità di esprimere compiutamente le proprie idee, magari in seguito alla fatica necessaria per sedimentare le informazioni sufficienti, altre chi aveva “titoli” e dimostrate capacità.

Solo da qualche anno ho superato questa sottile linea rossa e mi sono preso in carico tutta la responsabilità individuale del mio pensiero. L’ho fatto dopo un percorso lastricato di fatiche, fallimenti e delusioni, soprattutto quando ho delegato a persone che mi apparivano “più degne e preparate” di me, ma che hanno quasi sempre tradito le aspettative minime.

Ieri, ad una persona che stimo e con cui condivido un pezzo di questo mio personale percorso, è stato in qualche modo offerto questo ruolo di “idolo”, ruolo che ha rifiutato con lo stesso garbo con cui gli si è proposto. Ha evitato di cristallizzarsi in un personaggio e soprattutto di deresponsabilizzare tanto chi quel ruolo gli offriva quanto tutti quelli che desideravano che lo accettasse.

La modalità di questa “offerta” non era “lapidaria” né insolente, piuttosto era un attestato di stima misto al desiderio che accettasse questa investitura, sto estremizzando i fatti esclusivamente per necessità narrativa, ma è stata granitico, e pure collettivamente condiviso, il cortese rifiuto perché ― lo ammetto con una punta di autocritica ― siamo “estremisti” come solo i sacerdoti di un culto di libertà individuale, bilanciata socialmente, sanno e vogliono essere.

È stato questo evento a farmi pensare al dovere intimo, prima che civile, di elevare le intuizioni personali al rango di pensieri strutturati da manifestare all’universo mondo, almeno quelle che restano valide a posteriori di approfondimenti logici e fattuali.

Il meccanismo della delega del pensiero costituisce la base del processo democratico ma, come ogni cosa, va saputa usare e va pure correttamente dosata.

Quando individuiamo un personaggio degno di fiducia a cui delegare la nostra quota di potere decisionale, se parliamo di politica, o di idee, se parliamo di pensiero, allora ci sentiamo deresponsabilizzati. Il fatto che abbiamo fatto una “faticosa” scelta, che abbiamo finalmente delegato, ci permette di dedicarci ad altro. Nel secondo caso però, ossia quando deleghiamo il nostro pensiero, siamo in errore. Quello non va mai delegato, non possiamo farci riempire la testa di pensieri non nostri, li possiamo accettare “come nostri” ma non possiamo sostituire il nostro pensiero con quello di altri.

Quando si idealizza qualcosa o qualcuno si difendono posizioni ben oltre il dovuto ― che poi è quello che a mio parere fanno i pro-vax ― a dispetto di ogni logica. Io non voglio essere ridotto da nessuna ideologia, lo trovo limitante, errato proprio come metodo, si tende ad adattare la realtà alle proprie idee piuttosto che fare il contrario, si tende a sostituire un dogma, un ideale, ad evidenze esperibili, l’approccio diventa ideologico, preconcetto.

Il meccanismo ha funzionato in maniera eccellente con i “reggicancello” ― italianizzazione del termine anglofono “gatekeeper” ― dei cinquestelle. Troppa gente arrabbiata e sotto pressione ha delegato il proprio “vaffanculo” al sistema e ha continuato a vivere in pace, lasciando vivere in pace pure il potere e quei parvenu ignoranti e ubbidienti che sono passati da “la nostra scorta sarà il popolo” al “che mangino brioches” filtrato dai vetri oscurati delle tanto detestate auto blu.

Delegare va bene,
lavarsene le mani no.

Creare idoli, innalzare monumenti, scommettere su chicchessia, non è accettabile, inoltre non corrisponde al delegare, che ha uno scopo meramente “funzionale”. Un parlamento che contenga sessanta milioni di persone è irrealizzabile, e se tutti dovessimo esprimerci su ogni singola questione staremmo ancora a dividerci tra repubblicani e monarchici.

Riappropriamoci della dignità del nostro pensiero individuale che è inscritta in maniera non modulabile nel diritto al suffragio universale stesso, un diritto che non è concesso da nessuno perché appartiene a tutti, un diritto inalienabile, e sbattiamolo in faccia a questi orrendi anellidi elitisti.

Non deleghiamo la manifestazione delle nostre idee, non trasferiamo questo gravoso impegno ad altri perché è nostro, come nostro è pure l’onore di farlo, un onere/onore che nessun titolo di “direttor lup mann figlio di putt” (cit.) può menomare come provano a fare da sempre, cari ragionieri Fantozzi, giocando sulle vostre insicurezze, spesso indotte.

Prendetevi cura di voi stessi, pensate per voi stessi e poi confrontatevi con tutti gli altri, con umiltà ma senza soggezione, le cazzate le possiamo dire tutti e, vi tolgo da qualsiasi dubbio, lo facciamo tutti senza eccezione alcuna.

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono”

Aristotele

La stima è una cosa sana, l’idealizzazione invece è il male, non s’ha da fare.

Il rispetto è una cosa sana, la soggezione ai “direttor lup mann figlio di putt” (cit.) è il male, non s’ha da fare.

Oggi ci vogliono imporre persone “da stimare e rispettare” che sono usurpatori. Oggi ogni concetto di correttezza si ribalta, perché l’abominio cassa di prepotenza ogni regola, annullando perfino il contratto sociale per manifesta inadempienza della controparte, peraltro priva di ogni rappresentanza.

Il governo dei peggiori

Quando qualcuno spara una cazzata immonda, fosse anche il padreterno, chiedetegliene conto, è una questione di rispetto per se stessi prima che, solo eventualmente, per l’interlocutore.

Un solo suggerimento, che serve per primo a me stesso, non scambiate la cocciutaggine ― di cui sono esportatore netto ― per fermezza, riconoscere di essere in errore è sempre cosa molto positiva.

Insomma, rispettate il pensiero di tutti ma, prima di ogni cosa, rispettate voi stessi e le vostre idee.

«Avere disciplina per me non significa nient’altro che badare alla propria responsabilità ed a quella degli altri. Sono contro ogni disciplina da caserma; conduce soltanto alla brutalizzazione, all’odio, a funzionari privi di coscienza. Ma tanto meno voglio qui parlare di una libertà malintesa, come la pretendono i vigliacchi, per rendersi facile la vita. Nella nostra organizzazione, la CNT, prevale una retta comprensione della disciplina; e ad essa dobbiamo il fatto che gli anarchici rispettano le decisioni dei compagni ai quali hanno conferito la propria fiducia. In tempo di guerra occorre obbedire ai delegati eletti, altrimenti qualsiasi operazione è condannata al fallimento. Se gli uomini non sono d’accordo con loro, nelle riunioni devono deporre i propri rappresentanti a sostituirli.»

Buenaventura Durruti

A tratti percepisco tra indistinto brusio
Particolari in chiaro,
Di chiara luce splendidi,
Dettagli minimali in primo piano,
Più forti del dovuto e adesso so
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va, non va…

Nell’occhio inconsapevole di un cucciolo animale,
Archivio vivente della Terra,
Un battito di ciglia sonnolente racchiude un’esistenza
Spazio determinato, costretto dilatabile
Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta…

Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è

In toghe svolazzanti e lunghe tonache,
Divise d’ordinanza tute folgoranti,
In fogge sempre nuove innumerevoli colori,
In abiti eleganti con la camicia bianca, la cravatta blu

Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Consumati gli anni miei,
Vistosi movimenti sulla Terra,
Grandiosi necessari, futili patetici

Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va…

Non fare di me un idolo mi brucerò,
Se divento un megafono m’incepperò,
Cosa fare non fare non lo so,
Quando dove perché riguarda solo me,
Io so solo che tutto va ma non va,
Non va, non va, non va, non va…
Sono un povero stupido so solo che
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucerò,
Trasformami in megafono m’incepperò,
Cosa fare non fare non lo so,
Quando dove perché riguarda solo me,
Io so solo che tutto va ma non va,
Non va, non va, non va, non va…

Sono un povero stupido so solo che
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucerò
Trasformami in megafono m’incepperò,
Cosa fare non fare non lo so,
Quando dove perché riguarda solo me,
Io so solo che tutto va ma non va,
Non va, non va…

Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni
Consorzio Suonatori Indipendenti

Facebook
Twitter
Telegram
WhatsApp

Fare informazione è un lavoro a tempo pieno che richiede molte energie e risorse.
Insieme possiamo creare un maggiore impatto nella coscienza collettiva.

GUARDA ANCHE

0
    0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoRitorna alla home page

    ACCEDI A PLAYMASTERMOVIE