Quel giorno era il 2 Giugno 2020, tre settimane circa dopo l’uscita dall’ospedale psichiatrico di Canicattì (Ag). Mi sentivo ancora come sedato. Sentivo addosso tanta fiacchezza, stanchezza, senso di smarrimento, debolezza. Mi trovavo a Roma, in Piazza del popolo, grazie all’invito di un ragazzo del posto, Marco Santolamazza, che mi offrì di tasca sua il pernottamento in città per un paio di notti. Non furono affatto semplici quei giorni. Già il giorno prima a Messina, appena sceso dalla macchina, prima di imbarcarmi, la gente mi riconosceva ovunque mi trovassi, in biglietteria, o sulla nave, o ovunque i miei piedi andavano. La maggior parte mi chiedevano fotografie, mostrandomi affetto e sincera solidarietà. Non realizzavo affatto cosa accadesse attorno a me. Mi sentivo come sballottato da una fama che pensavo di non meritare.

Quella mattina del 2 Giugno, giorno in cui mi presentai in Piazza del popolo per partecipare ahimè alla manifestazione dei gilet arancioni, mi trovai come separato da me stesso, frammentato dal vero Dario, e il tutto non finì con il risveglio mattutino del giorno seguente. La cosa si portò avanti per mesi. Molta gente mi adorava, molti mi fermavano per strada. Tanta gente mi riconosceva. Non fu affatto semplice considerando che non ero abituato a questo tipo di attenzioni, o che prima del 2 Maggio 2020, tolto il mio territorio di provenienza, venivo dall’anonimato più assoluto. Quella mattina in Piazza del popolo, le persone mi guardavano come che stessero guardando un VIP. La maggior parte mi sorridevano, mi dicevano belle frasi. Mi esprimevano sincere ammirazioni.

Di mio ricambiando con lo sguardo, leggevo molta speranza negli occhi dei presenti, ma avevo come la sensazione che fossi il simbolo della stessa Rivoluzione che quella stessa mattina in tanti avremmo quasi voluto fare. Il tutto era come bello ma nello stesso momento arduo da sorreggere. Ci fu pure un momento in cui si fece la fila per farsi la fotografia con me. Chi mi invitava a pranzo, chi mi dava il proprio numero, chi i bigliettini da visita, braccialetti, rosari. Non ero preparato mentalmente a tutto questo, e non mi sentivo proprio a mio agio. Ci furono attimi in cui, prima di salire sul palco, il servizio d’ordine dei Gilet Arancioni dovette costeggiare la folla che trepidava. Molti avevano come anche solo il piacere di sfiorarmi con la loro mano. Non realizzavo ancora l’effetto butterfly che scaturì fra le masse dei più dissidenti, dei più arrabbiati, di coloro che non credettero fin dal giorno zero a questo teatrino mediatico della “Pandemia”. Vado realizzando solo adesso quelli che furono quei giorni lì.

Quel 2 Giugno dissi alla folla che stavamo come facendo la guerra ai mulini al vento, che dovevamo svegliarci davvero, senza inciampare nelle classiche riunioni di piazza dove non si quaglia mai nulla, ma loro entusiasmati dal personaggio non capirono una mazza di quanto volevo trasmettere ed applaudivano ed urlavano, ed io preso quasi dal turbamento non riuscii neanche a fare un discorso completo, perchè l’emozione mi deconcentrò trattenendomi dentro quanto di buono e forte avrei potuto dire. Lo stesso presentatore della manifestazione mi accolse come che la mia stella in quel momento brillava più in alto di chiunque altra persona al mondo. Dicevo loro “calma calma”, ma davanti a me vedevo una folla di persone audaci che impazziva per me. Solo oggi vado realizzando alcune cose.

Ad oggi vado capendo che, nel bene o nel male, sembra come che da sempre le masse non si vogliono responsabilizzare. Preferiscono cercare fenomeni che li trascinino ad un cambiamento epocale piuttosto che responsabilizzarsi davvero ed agire di coesione verso il cambiamento stesso. Ad oggi che la gente va dimenticando, mi rendo conto che la strada è dura, e che le persone non ascoltano. Esse guardano come che stessero osservando uno show. Ma la Rivoluzione non è uno show, la Rivoluzione è una precisa presa di coscienza, una forte ed intensa consapevolezza, ma soprattutto è il vero e forte desiderio di riuscita. Il popolo italiano non è ancora forse pronto per tutto questo. Sarà pronto quando avrà il coraggio di amalgamarsi con noi che in questi mesi ci siamo trovati, voluti bene e conosciuti? Non lo so, ma so che il tempo è breve. Auguriamoci il meglio.

Dario.

Quel ragazzo è Dario Musso.

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