Ristoratori spagnoli sul piede di guerra: nasce l’IoApro iberico

Ha suscitato molto clamore in Italia l’iniziativa #IoApro, creata da alcuni gestori di bar e ristoranti in aperto contrasto con la chiusura del settore.

Infatti, i ristori previsti dal Governo hanno lasciato non solo l’amaro in bocca ai gestori, ma non hanno impedito che molti locali chiudessero definitivamente le serrande, lasciando in grandi difficoltà molte famiglie del nostro paese.

Nonostante le sanzioni e le chiusure imposte dalle forze dell’ordine a chi ha aderito, l’iniziativa pare andare avanti, anche se a rilento.

Ora anche negli altri paesi europei sottoposti a lockdown i proprietari dei locali non ci stanno più: in particolare si sta facendo sentire la ristorazione spagnola, che fino ad oggi aveva protestato sporadicamente.

Ma dopo quasi un anno di restrizioni e di aiuti economici inesistenti, anche nel paese iberico si sono decisi a far partire una protesta nazionale organizzata.

E’ bene precisare che in Spagna non è più il Governo centrale a stabilire le restrizioni per tutti, ma da ottobre 2020 il testimone è passato alle comunità autonome.

Il Governo centrale si è limitato ad attivare uno stato d’allarme parziale, stabilendo solo una serie di possibili restrizioni tra le quali le diverse comunità autonome possono scegliere, come il coprifuoco, gli orari di apertura e chiusura delle attività, le restrizioni alla mobilità. Non si può invece imporre il lockdown domiciliare.

A seconda dell’indice di contagio, le diverse zone della penisola iberica hanno stabilito restrizioni più o meno dure, generando ovviamente una seria discriminazione sul territorio che ha fatto arrabbiare non solo chi lavora nel settore alberghiero o della ristorazione, ma anche in quello dello sport.

Manuel, alias “El hostelero insumiso“, dà il via alla protesta già ad ottobre

Tutto ha inizio in Catalunya, comunità autonoma dove le restrizioni per il settore della ristorazione sono particolarmente stringenti e penalizzanti.

Qui, nel comune di Malgrat de Mar, situato a nord di Barcellona, ha inizio la protesta grazie a Manuel Fernandez, proprietario della Brasería Restaurante Los Olivos. L’eroe dei ristoratori, come lo hanno definito sui social, si è rifiutato di chiudere il suo locale e ha sfidato le nuove leggi con cui si intende rallentare il ritmo dei contagi del cSars-Cov19.

Se chiudo non posso dare da mangiare ai miei figli“, aveva dichiarato ai media a fine ottobre, “Se tiro giù le serrande non posso pagare il mutuo, l’affitto, l’elettricità o l’acqua. I politici mi hanno rovinato. E non ho più niente da perdere perché ho già perso tutto. Quindi l’unica cosa che mi rimane è vincere. I politici fanno le leggi molto rapidamente perché non li riguarda. Il giorno in cui toccheranno i loro interessi, reagiranno come me, o peggio“.

Il ristoratore è stato multato due volte e l’importo richiesto per il mancato rispetto delle regole ammonta a 60.000 Euro. Una somma che non ha e che non è disposto a pagare.

La sua indignazione è poi esplosa quando ha visto le immagini della cena organizzata dal giornale El Español, a cui hanno partecipato il Ministro della Sanità, Salvador Illa, e altre personalità politiche.

La cena organizzata dal giornale El Español che ha suscitato sapere polemiche

Sono dei mascalzoni. Le stesse persone che impongono le leggi che mi fanno passare come un criminale per il solo fatto di lavorare e nutrire i miei figli, vanno dopo a cena con stile. Escono a mangiare e a bere gin tonic senza rispettare la distanza di sicurezza… Infrangono le loro stesse leggi“.

Prima di tutto, vuole chiarire che “la ristorazione non è la causa per la diffusione del coronavirus. Rispetto tutte le norme sanitarie nei miei locali. Qui a Los Olivos non c’è stata alcuna epidemia o contagio. Non ho avuto un solo caso“.

Non mi importa se i ristoratori non vogliono unirsi a me, non chiedo loro di commettere un crimine come quello che ho commesso io non rispettando un ordine assurdo e stupido della Generalitat, Pedro Sánchez, Illa e Don Simón. Ma un uomo solo può fare molto, può cambiare molte cose e io non mi fermerò“.

Dopo lo stop imposto dalle autorità, Manuel riparte con l’IoApro spagnolo

Nonostante le sue dichiarazioni, Manuel ha dovuto rassegnarsi e chiudere il ristorante al pubblico, dedicandosi all’asporto. Ma non si è dato per vinto. Ancora più indignato per le nuove restrizioni stabilite il 7 gennaio dalla Generalitat de Catalunya, ha deciso che non è più il momento di scendere in piazza o protestare sui social, ma occorre passare ai fatti.

Ha quindi deciso di creare il gruppo Telegram “Hosteleria: Unión o cierre” per organizzarsi a livello nazionale con i colleghi e con tutti coloro che gestiscono attività penalizzate dalle chiusure. In pochi giorni la chat ha raggiunto più di 8.000 iscritti.

La missione dell’iniziativa è difendere i diritti, i doveri e l’economia delle famiglie spagnole, mentre gli obiettivi sono: aprire tutti i locali nel giorno stabilito; diffondere l’iniziativa a tutti gli spagnoli, dimostrare ai politici che il potere risiede nell’unione del popolo e non nelle leggi ingiuste emanate.

È giunto il momento di dire basta a queste assurde restrizioni. I contagi in Catalunya sono comunque saliti e scesi nonostante le chiusure del mio settore. Quindi non hanno senso“.

Inoltre si lamenta del fatto che in altre comunità autonome non vi sono state le stesse restrizioni: “A Madrid, che è una metropoli con milioni di abitanti, il settore della ristorazione può aprire dalle 6 del mattino alle 21. In tutta Catalunya, quindi anche nei piccoli comuni, noi possiamo stare aperti al pubblico dalle 7.30 alle 9.30 e dalle 13 alle 15.30. Ma il virus segue gli orari?“.

Nel suo ultimo video specifica che la data di apertura sarà a febbraio e verrà comunicata quando avranno aderito un buon numero di locali. Inoltre denuncia che i media stanno censurando i video in cui si parla della protesta (facendo riferimento alla chiusura di un canale YouTube) e che si stanno coalizzando contro di lui.

Stanno cercando di chiudere il mio canale Telegram e la linea telefonica del mio locale, sto girando questo video con un sim ricaricabile. È una guerra, vogliono zittirci, non dobbiamo consentirlo. Dobbiamo aprire tutti a febbraio, è l’unica possibilità per combattere contro la censura digitale“.

Ci auguriamo che l’iniziativa possa davvero avere successo, più di quanto ne ha avuto in Italia, per dare un segnale forte ai governi che non sono stati in grado di sostenere l’economia del settore, causando la chiusura di migliaia di attività e rovinando la vita moltissime famiglie.

Fonti

https://www.esdiario.com/medios/625590082/Un-hostelero-insumiso-catalan-casi-se-lleva-un-puraco-y-Risto-lo-goza-.html

https://www.antena3.com/programas/espejo-publico/noticias/un-hostelero-insumiso-de-barcelona-mantiene-abierto-su-restaurante-o-cerramos-todos-o-no-cierra-nadie_202010195f8d4cd24a49130001c672aa.html

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Fare informazione è un lavoro a tempo pieno che richiede molte energie e risorse. Insieme possiamo creare un maggiore impatto nella coscienza collettiva, insieme siamo più forti!

Iscriviti alla Newsletter per rimanere aggiornato sulle novità e sui servizi che offriamo. L'informazione libera è un diritto che tutti devono avere.