Ritornare alla normalità

Prendo spunto dalle ultime notizie da Israele, il paese perfetto per poter trarre delle conclusioni attendibili, dato che ha “vaccinato” la quasi totalità della popolazione, peraltro poco tempo fa curai una traduzione davvero molto approfondita che trovate QUI.

Alla fine la principale arma di persuasione, per quella che troppo impropriamente si definisce “vaccinazione” ― ricordiamo che si tratta di farmaci sperimentali che posseggono la sola autorizzazione alla messa in commercio emergenziale e solo perché giuridicamente, e in maniera forzata, si è stabilito che non esistano cure, invece ampiamente note ― è che tutti vorrebbero tornare a vivere normalmente.

Si tratta di una di quelle ambizioni impossibili da non condividere, che abbatte ogni possibile obiezione, a meno che non si abbia un forte senso critico che ti obblighi a cercare la fregatura nascosta in questo “dono” avvelenato.

Necessitano alcune premesse, la prima è che si sta accettando un farmaco che terminerebbe la sua sperimentazione, qualora tutto andasse liscio, almeno nel 2023. Bisognerebbe quindi valutare il rischio del SARS-CoV2, ed è un rischio che, a detta di John Ioannidis, è un filino più basso di quello dell’influenza stagionale ― sparita per la prima volta nella storia dell’intera umanità. Una postilla, sotto i settant’anni il rischio non è zero, semplicemente non esiste, non è quantificabile, si corre un rischio assai maggiore di essere divorati da uno squalo bianco mentre si cammina a Piazza del Popolo… Fumando un sigaro.

La seconda è quella che andrebbe valutato quale sia l’abbattimento del rischio assoluto, quello che in inglese viene definito ARR o Absolute Risk Reduction, ecco, the Lancet ci dice che la percentuale di questo abbattimento varia dallo 0,84% di Pfizer all’1,3% di AstraZeneca/VaxZevria, lasciando un rischio residuo che varia dal 99,16% al 98,7%

La terza è che, da tempo immemorabile, in pratica dall’inizio della cosiddetta “pandemia“, sostengo ben supportato da copiosa documentazione che i tamponi sono largamente inaffidabili e che il suo inventore, Kary Banks Mullis, affermava fosse impossibile usare la PCR (Polymerase Chain Reaction) come mezzo diagnostico.

La quarta è che negli ultimi tempi è diventato assai dimostrabile che chi si inocula quei farmaci sperimentali continua a infettarsi e a infettare gli altri, questo è ampiamente suffragato dai vari protocolli interni e addirittura da circolari ministeriali, come pure da semplici regolamenti concorsuali che impongono il tampone (inutile) anche a chi ha ricevuto la doppia dose per presentarsi alle prove ma, sopra ogni cosa, e visto che la Gran Bretagna ha anch’essa una discreta percentuale di vaccinati, pare significativo questo documento governativo UK in cui si certifica che il 60% dei malati gravi covid ha ricevuto due dosi di vaccino, e che pure il 70% dei decessi attribuiti al covid sono relativi a persone che hanno ricevuto le due dosi dell’intruglio sperimentale.

Potrei continuare quasi all’infinito ma ritengo siano sufficienti queste premesse per poter andare al nocciolo della questione.

Oggi siamo alle prese con la “variante indiana” che, vista l’incontenibile passione per la correttezza politica dei termini che usiamo per cui un cieco è un non vedente, un sordo un non udente, un impotente un non trombante, un indiano potrebbe sentirsi offeso se additato come “abitante del cui luogo si è sviluppata la variante del virus” e che quindi chiamiamo più asetticamente “variante delta“.

Fermo restando che questi intrugli proteggono una beneamata cippa dal contagio (ricordo che il rischio residuo varia dal 99,16% al 98,7%), ci si è inventati, per un virus RNA che muta come l’umore di una donna sotto botta ormonale, che sia la variante a contagiare (addirittura) anche i vaccinati!

Israele, praticamente tutto vaccinato, reintroduce l’obbligo di mascherina (inutile) al chiuso, era stato abolito lo scorso 15 giugno, e deve pure fare i conti con nuovi focolai, si pensa a nuovi lockdown (inutili), insomma, siamo punto e a capo ma inoculati.

Se fossi un redattore della rivista “la Settimana Enigmistica“, che accompagna da sempre le mie sedute sul water, avrei appena finito di strutturare una mappa del gioco “unisci i puntini“, quei giochi che i bambini come me erano capaci di fare anche da infanti, a lato dei Bartezzaghi fatti dal papà.

Non è tanto difficile capire, il difficile è essere capaci di accettarlo.

Oggi, sulla base di un rischio abbassato di nulla, si vuole imporre illegittimamente, antidemocraticamente e inumanamente, questi farmaci sperimentali con il Green Pass, che passa sopra ogni regola civile e democratica come niente prima di oggi.

Sara Cunial non è l’unico rappresentante politico che dice queste cose ma di sicuro è uno dei pochissimi, di sicuro è anche quella che si espone maggiormente nell’azione politica di contrasto a questa deriva, in maniera netta e compiuta, interessante questo suo discorso sul Green Pass, questo Ahnenpass del III millennio, in cui ho ritrovato la gran parte del mio lavoro, delle mie posizioni, del mio sentire.

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