Si sente un brutto Eco

Mi sono talmente frantumato le gonadi, per lo spocchioso atteggiamento di questa sinistra fasulla, che sento la necessità di attaccare senza freni i pilastri stessi delle puttanate che spacciano da decenni con tanto impegno.

Dopo aver attaccato frontalmente Erri De Luca sulle sue posizioni immigrazioniste da vero schiavista, e non solo, è il momento di sparare ad alzo zero su una delle più grandi cazzate che si trovano di frequente sui social, quasi sempre a latere della faccia paffuta e barbuta di un “intoccabile” maître à penser desinistraUmberto Eco.

da laRepubblica

L’eco di Eco s’arisente risuonare tramite una miriade di strumenti scordati che lo rimpallano, ovviamente pensando di non essere loro i bersagli dell’Eco-pensiero, cosa di cui fortemente dubito.

Senza nulla togliere alle sue grandi capacità di letterato e alla sua enorme cultura, devo dire che ha partorito uno dei pensieri più elitisti, vergognosi e antidemocratici che io abbia mai letto:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”

Umberto Eco

Magari fosse un pensiero etilista anziché quel che è, allora avrebbe almeno qualche attenuante, anche se, pure in questo caso: “in vino veritas“.

Possibile che nessun “compagno” si accorga che si tratta di un pensiero da Re Sole ― o più correttamente sòla ― che, più che un modo ironico e amichevole di sbeffeggiare il pensiero dei semplici, dei proletari e dei sottoproletari che magari bevono un bicchiere di vino dopo una dura giornata di lavoro. Persone che potrebbero aver ben poche energie e tempo per informarsi e approfondire ogni cosa, perché offendere quelli che l’asinistra pretenderebbe pretestuosamente e falsamente di tutelare?

Possibile che sfugga del tutto l’incompatibilità di queste affermazioni tanto elitiste, un’incompatibilità assoluta con il basilare principio della volontà democratica e costituzionale che riconosce a tutti la dignità di un pensiero libero, nonché la libertà di manifestarlo in qualsiasi modo?

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Costituzione, Parte I, Diritti e doveri dei cittadini, Titolo I, Rapporti civili, Articolo 21

Questo “grande intellettuale” si accanisce, solo apparentemente, sul “mezzo di diffusione” ma in realtà attacca chi lo usa, peraltro dando per scontato che egli possa pure selezionare quale mezzo sia quello “giusto“.

Non è così, non può, nessuno può né deve.

Certo è abilitato ad esprimere un giudizio, ma di certo anche io ho la facoltà di esprimere un giudizio su di lui, un giudizio che non solo esprime disaccordo ma direi ribrezzo.

Una volta la classe dirigente di questa malamente decaduta area politica si sforzava, e pure con onore, di dare dignità e di formare le classi lavoratrici e il sottoproletariato riconoscendogli un’importanza cruciale, ed era proprio questo il massimo valore, fermo restando le enormi magagne nascoste come l’austerità professata da Berlinguer: “Austerità: occasione per trasformare l’Italia”. Una austerità che significava moderazione salariale e deflazione salariale come condizioni permanente per i lavoratori, come un Mario Monti qualsiasi.

Quindi, da quando hanno cominciato a gettare la maschera di nobili difensori degli ultimi, a offendere quelli che poi sarebbero pure la loro base elettorale, trasformandosi in questo schifo classista e snob?

Pensate un poco legioni di imbecilli” che vanno a votare sono proprio quello che è e che deve essere la “democrazia”… gli intellettuali come lui si auto-attribuiscono la facoltà di selezionare chi e come possa esprime il proprio pensiero, o addirittura forse possono, solo loro, indicare quale sia il voto corretto da esprimere.

Mi ricollego a dei ragionamenti precedenti, come questo, in cui affrontai la dinamica perversa di fidarsi acriticamente del pensiero di chi ha la “patente di pensatore“, non stimando erroneamente il proprio, delegando le proprie scelte e idee ad altri, magari proprio a gente come Umberto Eco che però da loro degli “imbecilli“:

Il meccanismo della delega del pensiero costituisce la base del processo democratico ma, come ogni cosa, va saputa usare e va pure correttamente dosata.

Quando individuiamo un personaggio degno di fiducia a cui delegare la nostra quota di potere decisionale, se parliamo di politica, o di idee, se parliamo di pensiero, allora ci sentiamo deresponsabilizzati. Il fatto che abbiamo fatto una “faticosa” scelta, che abbiamo finalmente delegato, ci permette di dedicarci ad altro. Nel secondo caso però, ossia quando deleghiamo il nostro pensiero, siamo in errore. Quello non va mai delegato, non possiamo farci riempire la testa di pensieri non nostri, li possiamo accettare “come nostri” ma non possiamo sostituire il nostro pensiero con quello di altri.”

Del resto, reputare “legioni di imbecilli” una indistinta varietà di persone, peraltro quasi sempre appartenenti all’elettorato de “iBuoni” denota quella spaccatura assoluta che è avvenuta a posteriori degli anni settanta, anni in cui la classe dirigente di sinistra si sforzava di essere sempre fedele alle sue origini, operaie per lo più, lavoratrici sempre.

Umberto Eco è stato l’avanguardia della discesa agli inferi della sinistra e il suo pensiero, nella mia modesta opinione, una volta mondato della sua magnifica forma e ridotto a sola sostanza, alla sua vera e profonda natura: è pura merda.

È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.

Winston Churchill in un discorso alla Camera dei Comuni, novembre 1947

dal mio blog mariobiglietto.it

Ne ho parlato anche nella puntata dell’11/07/22 de L’OCCIDENTALE
Si sente un brutto Eco

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