Tortura Sanitaria Organizzata reloaded

Qualche mese fa, era il 3 dicembre dell’anno primo dello Stato Terapeutico, le autorità tornarono a minacciare subdolamente Dario Musso, già vittima di un TSO totalmente al di fuori di ogni canone di civiltà ― come al di fuori di ogni procedura a tutela della stessa ― avvenuto il 2 maggio precedente e con una degenza durata una settimana, rivelatasi una vera tortura, ne parlai QUI.

Il tema vero che scaturiva dalla vicenda era più ampio della violenza che gli era stata fatta, per ora a lui solo: era la rottura di un diaframma devastante per la civiltà.

Assistemmo all’affermazione del potere che l’esecutivo ― e i suoi “negri di casa” ― si attribuiva nei confronti della cittadinanza tutta, il discrezionale uso punitivo degli strumenti sanitari, utilizzo che si portava oltre quella già intollerabile coercizione generalizzata che critichiamo da sempre, documentandola incessantemente.

A Fano, un ragazzo maggiorenne, alunno di una scuola superiore, è entrato a scuola e si è incatenato ad un banco perché pretendeva di respirare liberamente, come peraltro “concesso” dall’illegittimo e incostituzionale DPCM Draghi del 2 marzo 2021, tutt’ora in vigore. fonte

Il ragazzo non si era accontentato delle verità propagandata dal regime, tanto è vero che aveva distribuito ai suoi compagni un opuscolo scritto da quello che lui chiamava “il costituzionalista“.

Dopo 2 ore di trattative il giovane viene accompagnato all’esterno e preso in custodia dai sanitari. Sto bene – risponde il 18enne – sono qui al reparto psichiatrico di Pesaro, a Muraglia, perché mi hanno fatto un Tso e mi hanno detto che dovrò restare qui una settimana. In questo momento una dottoressa mi sta portando via tutti gli oggetti pericolosi. Mi hanno dato dei calmanti al Santa Croce e poi mi hanno trasferito a Pesaro, a Muraglia. I miei genitori non sono con me“. Una dottoressa del reparto poi toglie il telefono al ragazzo: “Il giovane deve stare sereno, la telefonata deve terminare qui”. Alla domanda se un ragazzo di 18 anni che protesta per la mascherina, possa finire in psichiatria, risponde la dottoressa : “Questo ragazzo ha attorno persone che lo stanno mal consigliando”. Una frase che apre uno scenario che ha dell’incredibile: “Guardi, non come preside e nemmeno come insegnante – dice la dirigente dell’istituto – questa mattina sarei scesa in strada, perché “il costituzionalista” che ha portato in queste condizioni questo ragazzo era davanti alla scuola. Sarei scesa per dargli un pugno in faccia. Perché lo ha plagiato e questa storia mi addolora profondamente, soprattutto come mamma”. fonte

Direi che il fatto appare già chiaro, ma non sono soddisfatto, arrivo a parlare con una persona che conosce bene, e frequenta, il ragazzo oggetto di queste violenze, mi racconta la versione da questo lato della barricata.

Vengo a sapere che il ragazzo si batteva da tempo, in forza di diritto, per frequentare la scuola senza essere obbligato ad indossare la mascherina (al banco), ed era riuscito ad ottenere ― grazie anche ai consigli del fantomatico “costituzionalista” ― di poter sedere al banco, in fondo alla classe, vicino ad una finestra, senza indossarla.

Capita, troppo spesso a dire il vero, che un insegnante zelante molto più estremista del governo autoritario e prevaricante che ci ritroviamo, non fosse d’accordo con il rispetto del DPCM stesso, tanto da protestare e ottenere una sospensione del ragazzo in questione.

Lunedì era il giorno in cui sarebbe potuto tornare a frequentare dopo la sospensione. Decide però di non andarci, di posticipare il suo ritorno al giorno successivo, progettando una controffensiva alle imposizioni che sospettava avrebbero tentato, ancora una volta, di fargli subire. Aveva pensato di legarsi al banco se avessero provato a costringerlo ― contro ogni diritto e contro lo stesso DPCM ― ad indossare mascherina (al banco). Ricordiamo inoltre che la mascherina è un trattamento sanitario per il quale sarebbe necessario il consenso informato.

La preside, pardon, il dirigente scolastico e i professori tengono il punto, e dopo un paio d’ore di melina si presenta fuori dall’istituto la polizia1 accompagnata da un’autoambulanza. Pare fossero addirittura già muniti del foglio che autorizzava il TSO ― ci troviamo evidentemente davanti a una procedura irrituale come fu quella applicata a Dario Musso, perché il TSO2 va decretato da chi ne ha potere, il sindaco del comune, a seguito di ben 2 visite che concordino sulla misura, estrema, da adottare, per poi essere a sua volta convalidato da un giudice tutelare ― sulla cui legittimità si sta indagando.

Nonostante tutto lui è andato via da scuola sereno, a bordo dell’autoambulanza, è in ospedale che poi i toni si sono alzati. Volevano imporgli un tampone contro la sua ferma volontà contraria. Sarebbe utile a tal proposito rimarcare che l’articolo 32 della Costituzione, il Codice di Norimberga, la Convenzione di Oviedo e diversi altri trattati al disopra della legge, figuriamoci dei DPCM illegittimi, vietano trattamenti sanitari senza il consenso informato di chi li deve subire. Lo hanno bloccato in 3, gli hanno fatto di forza il tampone, gli hanno somministrato un calmante ed effettuato il TSO, per poi trasferirlo al Presidio ospedaliero San Salvatore di Pesaro – Stabilimento di Muraglia. Si parla di due settimane di degenza, forse non sarebbe eccessivo valutare altre definizioni come prigionia, tortura o repressione, forse, è solo una ipotesi fra le tante.

Al momento si stanno muovendo gli avvocati (in particolare Lillo Massimiliano Musso, fratello di Dario che subì il TSO il 2 maggio 2020).

Lillo Musso e la telefonata al suo assistito

La mia fonte mi rimarca anche un aspetto molto importante da chiarire, riguardo questo personaggio, “il costituzionalista“, se ne parla come se si trattasse di un “santone“, di un “plagiatore“, di un “burattinaio” che gioca con la pelle di chi subisce il suo fascino “mefistofelico” ― le agghiaccianti dichiarazioni del dirigente scolastico ne sono testimonianza esemplare.

In realtà mi dicono si tratti di una persona disponibilissima e molto preparata, che conosce a menadito la Costituzione e il diritto, codice massimo che conosce molto meglio di quei poliziotti che hanno prestato giuramento su di esso, poliziotti che hanno imposto di forza un TSO a un giovane che invece i suoi diritti li conosceva, e li conosceva anche grazie a “il costituzionalista” che stanno tanto denigrando.

Però una cosa non la conoscevano né “il costituzionalista” né questa giovane vittima, non sapevano che oggi i nostri diritti, e i codici che li custodivano, sono diventati incerti, vaghi, inefficaci ad arginare la prepotenza del potere attuale.

Note
1: lo “stato di polizia” si verifica quando i pubblici ufficiali hanno troppo potere discrezionale, quando il diritto non è più quello che applicano ma ciò che decidono di volta in volta, come sta accadendo oggi che le regole hanno di fatto cessato di essere certe. In uno stato civile le forze dell’ordine devono agire esclusivamente in forza di legge e mai contro di essa o contro la Costituzione.
2: Il T.S.O. viene disposto dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente, su proposta motivata da due medici, di cui almeno uno appartenente alla ASL territoriale del comune stesso; può essere eseguito sia in ambito ospedaliero sia presso l’abitazione o altra sede. La procedura impone, infine, la convalida del provvedimento del sindaco da parte del giudice tutelare di competenza.

In copertina scatto dal set di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (One Flew Over the Cuckoo’s Nest) ― Miloš Forman, 1975.

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