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ALLA SVOLTA DE “LA MORTA NEGATA”: SI PUÒ PARLARE DI STATO COME OFFENDER?

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento della Prof.ssa Denise Barone alla proiezione del documentario la Morte negata avvenuta al cinema Nosadella di Bologna venerdì 19 gennaio 2024 organizzata dall’Associazione E.Jenner di cui la dott.ssa è presidente.

Si può parlare di stato come offender? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo rapportarci alle molte cose successe in questi anni, da atti illegittimi, ad effetti collaterali, alle varie morti…e proprio partendo dalla morte proveremo ad aver una risposta. Ma…Cosa avviene in prossimità della morte?

La morte è strettamente legata al processo del lutto, ossia alla separazione dal mondo conosciuto per la persona che muore e alla perdita di una persona amata per coloro che le stanno intorno. Nello specifico del caso della gestione del Covid-19, si aggiunge anche l’impossibilità di stare accanto alla persona malata nei suoi ultimi giorni di vita e di compiere poi i consueti riti funerari che aiutano l’integrazione del processo del lutto.

Per riuscire a superare un lutto, bisogna navigare per le “famose” fasi del lutto di Kübler- Ross: 1) Lo shock 2) Il rifiuto, in cui la persona rifiuta di credere nell’annuncio della morte. Entra in una fase di negazione, le cui reazioni possono essere:

• Isolamento;

• Negazione dell’impatto della perdita o svalutazione dell’immagine del defunto. Questa negazione si verifica principalmente quando la persona si trova in una situazione di emergenza che non permette l’espressione dei sentimenti. La negazione è solo temporanea però. L’annuncio della malattia e della morte crea uno shock psicologico immediato, con emozioni intense e di breve durata. Alcune persone possono anche reagire con una “siderazione” per cui mostrano poca o nessuna reazione e si trovano temporaneamente escluse dalle proprie emozioni, sono proprio congelate.

3) La rabbia, durante la quale inizia la consapevolezza della perdita. Questa realtà, essendo molto dolorosa, non è accettata e sentiamo rabbia. Possiamo esprimere la nostra frustrazione chiedendoci: “Perché mi sta succedendo questo? “, “Cosa ho fatto per meritarlo?” 4) La fase del mercanteggiare/bargaining/marchandage

La persona immagina soluzioni che avrebbero potuto impedire la morte della persona amata. C’è la ricerca di un colpevole. Ci si può anche affidare ad una “forza superiore”: religione e preghiere, magia, credenze personali, ecc. nella speranza che la riporti indietro o ci faccia soffrire meno. La persona prega, promette cose in cambio: “Farò quello che vuoi, se…”

Si sperimenta una crisi esistenziale per cui ci si interroga sui valori, le priorità e gli obiettivi. Questo è il momento in cui il rischio della fuga nelle dipendenze, alcool, droghe, farmaci, tabacco, è più alto. 5) La depressione

6) Accettazione e ricostruzione

Il dolore è alleviato e la persona trova di nuovo il gusto per la vita, il significato e l’interesse. La perdita è accettata e il lutto termina. Questo è ciò che avviene quando il processo del lutto avviene in condizioni standard.

Diverso, invece, è il lutto traumatico, come: • Morte improvvisa / imprevista; • Assistere impotente alla morte; • Lutti multipli simultanei;

• Disastri naturali; • Guerra / Massacri; • Circostanze speciali legate al corpo del defunto: scomparsa del corpo, identificazione

incerta, sepoltura in una fossa comune. • DELITTI

Quando il lutto è traumatico è più difficile transitare per le varie tappe descritte e c’è il rischio di rimanere bloccati in una di esse, nel tentativo di trovare risposte che non avremo mai, in quanto non sono sotto il nostro controllo e non rientrano nelle nostre possibilità.

Da tutto ciò pare evidente che molte persone, molte famiglie non hanno potuto assistere ai propri cari, rimanendo impotenti, od addirittura, molte persone sono morte per incompetenza, od a seguito di fattispecie criminose perpetrate dallo Stato, ma quali? Da qui, iniziamo la vera operazione di un criminologo, partiamo dagli strumenti fondamentali che aiutano il criminologo:

  1. 1)  LA CRIMINOGENESI: Settore della criminologia che studia le motivazioni che possono indurre a compiere episodi criminali.
  2. 2)  LA CRIMINODINAMICA: indica come si è sviluppata la sequenza cronologica delle

azioni costituenti l’idea criminale e con quale modalità si è sviluppata 3) IL CRIMINAL PROFILING: redatto sei passaggi fondamentali per l’analisi dei sospettati in uso ancora oggi:

Profiling input, ossia la raccolta di tutte le informazioni reperibili dalla scena del crimine, dai testimoni, dall’esame autoptico, dall’analisi vittimologica e dal verbale di Polizia;

Decision process models, in cui il profiler organizza i dati raccolti per cercare di rispondere ad alcune domande-chiave riguardanti la criminogenesi (sarebbe a dire l’origine del delitto), l’iter sequenziale degli atti compiuti, eccetera;

Crime assessment, cioè la ricostruzione del modus operandi del criminale, con particolare attenzione al legame vittima-aggressore;

Criminal profiling, ossia l’elaborazione della descrizione del sospettato (debriefing) con informazioni su sesso, età, etnia, stato civile e sociale, storia lavorativa, caratteristiche psicologiche, valori e credenze ed eventuali precedenti penali;

Investigation, cioè la stesura di un rapporto scritto che verrà poi usato dagli investigatori;

Apprehension: una volta arrestato il criminale, consiste nell’individuazione della strategia di interrogatorio più idonea e dell’eventuale presenza di una “signature”, ovvero una firma di qualsiasi tipo lasciata del reo. Va infatti precisato che i reati richiedenti più spesso la consulenza tecnica del criminal profiler sono accomunati dalla recidività, come omicidi e stupri seriali, delitti a sfondo sessuale, molestie su minori, crimini rituali e piromania.

Ora che abbiamo sfoderato le armi del criminologo, tutto ciò si può applicare al caso di specie? Sì, ciò serve a rispondere alla domanda iniziale. Lo Stato, da tutto ciò che è stato annunciato in precedenza da diversi specialisti, medici ed avvocati, si evince essere il responsabile, lo stesso che dovrebbe ed avrebbe dovuto tutelare i propri cittadini.

Il MOVENTE? Ce ne possono essere svariati…dall’assetto precario politico, al voler coprire il possibile GASLIGHTINING di Stato che era in atto, a proteggere chi era al governo….etc. Con GAS LIGHTING di Stato (gaslighting, o manipolazione psicologica maligna in italiano) si intende una forma di manipolazione psicologica violenta e subdola nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. Può anche essere semplicemente il negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o potrebbe essere la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima e date le prove, le evidenze e le vicissitudini, purtroppo, la risposta alla domanda iniziale è assolutamente POSITIVA.

Non è neanche l’unico reato/delitto commesso dallo Stato questo, come ci hanno ampiamente spiegato i colleghi durante il dibattito e come ho esplicitato anche io diverse altre volte, anche durante proiezioni di altri docufilm.

intervento Barone D. pdf

Denise Barone

Dott.ssa in Giurisprudenza

Prof. Upsi & Reporter Eu/ Redattrice Criminologa (iscritta Ancrim)

Spec. Criminologia Applicata – Psicologia Forense – Mediazione Penale Minorile – Medicina Legale – Competenze e Servizi Giuridici in Sanità – Scienze Assicurative

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